Per definizione l’influencer marketing é quella branca del marketing che sfrutta i canali digitali di una persona esterna (o più) per arrivare alla sua community e di conseguenza influenzarne le scelte d’acquisto o di opinione. Il concetto principe è quello del passaparola, ma il tramite anziché essere un conoscente prossimo è una persona che si segue su uno o più social media o su un blog.

Nel 2018  la chiave di ricerca influencer su Google ha subito un’impennata del 1000% rispetto al 2016 e probabilmente questo dato continuerà a salire.

Giusto per dare qualche cifra: nel 2017 il valore del mercato globale degli influencer valeva  $ 1,07 miliardi e le previsioni per il 2019 ipotizzano un aumento fino a $ 2,38 miliardi. Più del doppio in soli 2 anni. Un recente studio mostra inoltre come linfluencer marketing sia al momento una delle attività di marketing più efficaci assieme all’email marketing. Si stima infatti che per ogni euro speso il ritorno di investimento sia pari a € 6,50.

Chi sono gli influencer

Partiamo dalla base:

Un influencer è prima di tutto un opinion leader con un settore di influenza ben delineato. Crea e pubblica contenuti coerenti tra loro e ha uno stile riconoscibile.

Come anticipato il concetto sul quale si basa l’influencer marketing è banalmente il passaparola di informazioni. Tutti noi ci fidiamo, o diamo molta importanza alle recensioni di prodotti o servizi fatti dai nostri conoscenti. Una nuova app, un film, un ristorante… avere informazioni da qualcuno di cui ci si fida ci incuriosisce e ci stimola.

Scegliere l'influencer giusto può essere difficile...
Scegliere l’influencer giusto può essere difficile…

Come scegliere l’influencer giusto

In un mercato che si muove così velocemente, è importante però capire se e quali influencer sono efficaci per il proprio brand, al fine di valorizzare al massimo il proprio potenziale e non gettare soldi sul primo utente con molti follower.

Prendiamo ad esempio Instagram che attualmente è la piattaforma più largamente utilizzata in campo di partnership tra influencer e brand.

Avere molti follower è sicuramente la prima metrica da prendere in considerazione, ma non la sola. Un fattore determinante per stabilire la validità di un profilo è l’engagement con i propri follower – e cioè quanti like, commenti e condivisioni vengono generati sotto ogni post.

  • 10% engagement rate eccellente
  • 6-9% engagement rate buono
  • 5% engagement rate nella medi
  • sotto il 5% engagement rate da migliorare 

Ma non farti abbagliare da quell’enorme numero di seguaci. A volte scegliere profili con un numero di follower più modesto (1-900 mila) risulta essere molto più vincente che assoldare macro-influencer o celebrità.

Infatti se in termini di reach – cioè di quanti profili unici hanno visualizzato un post sponsorizzato – e di aumento della brand-awareness i macro-influencer hanno la meglio, in termini di ottimizzazione del budget e impatto sui follower i micro-influencer sono di sicuro avvantaggiati.

I micro-influencer, infatti, hanno spesso un pubblico di riferimento molto ben targettizzato. E questo fa davvero la differenza. Se scelti con cura, i giusti influencer di nicchia possono portare enormi ritorni in termine di notorietà e affidabilità all’azienda partner con costi più bassi rispetto ai colleghi più noti.

Regolamentare la prestazione

Una volta individuato l’influencer adatto per la propria azienda è necessario quindi regolamentare la prestazione.

Influencer - regolamentare la prestazione

In Italia la situazione si sta chiarendo in questi ultimi mesi e attualmente l’Antitrust ha dichiarato che ogni post sponsorizzato debba riportare l’hashtag #ad o #adv o #sponsoredpost – anche in caso di prestazione in cambio merce, senza quindi scambio di denaro, ma pagando la creatività dell’influencer attraverso beni o servizi.

E sempre consigliato firmare un contratto o una liberatoria in cui siano espressamente indicati gli estremi della collaborazione tra influencer e azienda.

Nello specifico è bene indicare:

  • data di inizio e fine prestazione
  • retribuzione
  • proprietà intellettuale della creatività
  • possibilità o divieto di lavorare con brand competitor
  • accordo di riservatezza sulle condizioni del contratto e sull’azienda partner

Alcune riflessioni

A volte, bisogna ammetterlo, non vale la pena di promuovere i prodotti – o i servizi – della propria azienda attraverso l’influencer marketing e una prima, generale valutazione può partire dal porsi qualche domanda.

I beni, o servizi, che voglio promuovere:

  • sono ad alto valore aggiunto?
  • sono indicati per i consumatori finali?
  • sono beni o servizi “del desiderio”?
  • possono essere acquistati facilmente?

Naturalmente ogni azienda si pone obiettivi diversi e ricerca una estetica e promozione, il più possibile, su misura; perciò sta a te valutare quali parametri prendere in considerazione maggiormente.

Ci sono tanti punti sui quali è necessario soffermarsi per prendere una decisione  ben ponderata. Ad esempio è bene valutare che tipo di prodotto si vuole sponsorizzare: ha poco senso fare influencer marketing su una fardellatrice semiautomatica, sui guanti monouso del fruttivendolo o sui deliziosi prodotti del fornaio sotto casa. O, ancora, è fondamentale avere ben presente il target di riferimento e le sue abitudini per scegliere il canale migliore.

Proprio per questo motivo, infine, non è detto che abbia senso investire sul “canonico” influencer di Instagram. Attraverso un attento studio del proprio target di riferimento e dei suoi interessi, si potrebbe valutare una collaborazione con un influencer di altre piattaforme, come Instagram, Twitter, Youtube, Snapchat, Blog; o puntare su un’altra strategia digitale.

La sfida è aperta!