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Come Google cambierà di nuovo le nostre vite: il nuovo Google Shopping

Come Google cambierà di nuovo le nostre vite: il nuovo Google Shopping 

Google sta puntando il “mondo offline e con il nuovo Google Shopping rivoluzionerà le nostre vite, di nuovo. Proprietari di negozi locali: state attenti, parlo con voi, qui c’è qualcosa di molto interessante che bolle in pentola, provate a guardare il punto 3 di questo articolo. 

 

Ecco la sintesi degli argomenti, lo so che sei di fretta, scegli tu cosa approfondire:

 

  1. La news: Google Shopping negli USA, quali sono le vere intenzioni di Google?
  2. Persone: come Google Shopping cambierà le nostre abitudini d’acquisto
  3. Retailer Locali: cosa succederà a chi ha un negozio fisico 
  4. Features: i 5 principali elementi di Google Shopping
  5. Fonti e link di approfondimento

 

La news: Google Shopping negli USA, quali sono le vere intenzioni di Google?

 

Annunciato a maggio, il nuovo Google Shopping è diventato realtà il 3 ottobre con il lancio ufficiale negli USA. Secondo Forbes la mossa di Google nasce dalla necessità di competere con Amazon, che ha portato gli investitori pubblicitari a spostare sulla piattaforma di Bezos budget consistenti per l’advertising di prodotto.

 

Ma questa non è l’unica ragione: con Shopping Google ha deciso di puntare veramente in alto. Dopo essere diventato il nostro assistente personale in quasi ogni ambito della nostra vita – dalle email, al calendario, fino a diventare assistente di viaggio – oggi mira ad essere il nostro “assistente agli acquisti”, per riprendere la lucida lettura di Giorgio Taverniti. 

 

Tutto l’articolo prende spunto dal video di Giorgio: vi consiglio di guardarlo attentamente se volete approfondire le principali implicazioni di tutta la questione e avere uno sguardo più lucido sulle azioni di Google.

 

 

 

E in Italia? Per ora non non sappiamo quando Google Shopping arriverà da noi, ma sicuramente vogliamo farci trovare pronti

 

Persone: come Google Shopping cambierà le nostre abitudini d’acquisto

Per dare un quadro di come la nostra vita potrebbe cambiare grazie a Google Shopping vorrei fare un esempio.

 

Immagina di trovarti in questa situazione: sei appena uscito dal lavoro e non hai fatto altro che correre tutto il giorno. Finalmente riesci a guardare un attimo il telefono e “orrore!Google Calendar ti manda una notifica: oggi è il compleanno del tuo migliore amico e te ne eri scordato! Niente panico, sei ancora in tempo per rimediare. Hai ancora un’ora prima che lui esca dal lavoro. Apri subito Google Maps e cerchi un bel locale per una cena: trovato. Ottime recensioni, il posto è vicino e le foto ti mostrano piatti da favola. Manca solo un piccolo dettaglio: il regalo. Per fortuna ti ricordi che qualche giorno fa ti aveva parlato del nuovo libro del suo scrittore preferito. Ma come acquistarlo in tempo? Google Shopping ti permetterà di cercare il libro nei negozi vicino a te e di confrontare i prezzi. Amicizia salva!

Diciamoci la verità, ormai chiediamo tutto a Google, ci affidiamo a “lui” come se fosse una persona (cosa ovviamente falsa). Ma la possibilità di avere uno strumento che è sempre in grado di darci una risposta, e spesso accurata, ha cambiato radicalmente i nostri comportamenti. Quante volte abbiamo cercato un ristorante sfruttando i suggerimenti di Maps, quante volte ci siamo ricordati di avvenimenti importanti perché il nostro Google Calendar ci ha mandato la notifica anti-figuraccia per tempo? 

 

Il nuovo Google Shopping avrà un impatto del genere: ci permetterà di avere accesso immediato al prodotto che ci serve, sfruttando la potenza del motore di ricerca Google. A quel punto potremo decidere di tenerne monitorato il prezzo, acquistarlo direttamente dalla piattaforma, o di cercarlo nel negozio più vicino a noi.

Retailer Locali: cosa succederà a chi ha un negozio fisico 

Arriviamo a quelle che sono probabilmente le implicazioni più interessanti di tutta la faccenda Google Shopping: le nuove opportunità per i retailer locali.

 

Ormai da anni Google sta mettendo a disposizione degli utenti tanti strumenti gratuiti che permettono ai piccoli retailer di avere un canale fondamentale per farsi conoscere dalle persone e fare inbound in modo “naturale”. (Per sapere meglio cos’è l’inbound puoi leggere il nostro articolo ad hoc). Pensiamo, per esempio, a Google My Business che permette di avere una scheda personalizzata per mettersi in contatto con i propri potenziali clienti, anche senza avere un sito vero e proprio.

 

Con Shopping, Google fa un passo avanti nella rivoluzione degli acquisti offline: i vostri potenziali clienti potranno infatti avere accesso immediato ai vostri prodotti.

 

Torniamo alla scena del paragrafo precedente per capire meglio, ma invertiamo i ruoli: un tuo potenziale cliente è tutto indaffarato a cercare il regalo di compleanno per il suo amico.  Dopo un po’ di ragionamenti, si è deciso per un libro uscito da poco, proprio quello che hai esposto stamattina in vetrina nelle nuove uscite. Con Google Shopping gli basterà digitare il titolo del libro nella barra di ricerca per scoprire subito che potrebbe acquistarlo proprio nel tuo negozio che si trova a pochi metri.

 

Google Shopping diventa così una risorsa fondamentale per chi ha negozi fisici: dà valore alle realtà locali, suggerendo alle persone i luoghi e le migliori opportunità vicine a loro. Bisogna abbandonare l’idea di un Google come “nemico” delle piccole realtà locali! Anzi, i dati ufficiali ci confermano che le abitudini di acquisto degli utenti hanno ormai integrato Google a livello viscerale

  • il 49% dei consumatori utilizza Google per scoprire o trovare un nuovo brand
  • l’88% dei consumatori che sono stati in un negozio fisico nell’ultima settimana dichiarano di avere prima fatto ricerche sul web (leggi: ricerche su Google)

Si parla di numeri pazzeschi, che non possiamo ignorare se vogliamo rimanere al passo con i tempi, ma soprattutto, se vogliamo rimanere vicino ai nostri clienti.

 

I 5 principali elementi di Google Shopping

Per chiarezza e completezza affrontiamo passo passo le novità introdotte con Shopping:

 

  1. Price tracking
  2. Localizzazione
  3. Acquisto diretto con garanzia Google
  4. Personalizzazione
  5. Ispirazione

 

Price tracking

Da oggi potremo decidere di tenere traccia delle variazioni di prezzo di un prodotto che ci interessa: Google ci invierà una notifica quando il prezzo subisce un crollo vantaggioso.

https://storage.googleapis.com/gweb-uniblog-publish-prod/original_images/GIF6_GS_Keynote_Pricetracking-with-notification-1345×1280.gif

 

Non dovremo più preoccuparci di impazzire guardando continuamente i prezzi di quell’oggetto di cui proprio abbiamo bisogno: Google lo farà per noi. 

Localizzazione

 

Con “localizzazione” intendiamo il fatto che Google ci indicherà dove possiamo trovare un prodotto anche nei negozi fisici. Come abbiamo visto approfonditamente al paragrafo sui cambiamenti per i retailer locali. Ormai non possiamo più distinguere una cosiddetta “vita virtuale” da una “reale”, si parla più correttamente di online e offline, ma Google sta abbattendo queste barriere. Le nuove tecnologie fanno parte di noi ad un livello profondissimo e cambiano le nostre abitudini. Google lo sa, tanto che definisce sé stesso un lifesaver:

 

“Google Shopping lets you filter for nearby products, so you can find local stores that carry what you need and see whether they have it in stock. This feature could be a lifesaver if you find yourself looking for a last minute gift for the holidays and shipping just won’t cut it.”

 

(Google Shopping ti permette di filtrare i prodotti disponibili localmente secondo un criterio di prossimità, in modo da poter trovare i negozi che hanno ciò di cui hai bisogno e di verificarne l’effettiva disponibilità in magazzino. Questa funzione potrebbe essere un salvavita se vi trovate alla ricerca di un regalo dell’ultimo minuto per le vacanze e i tempi di spedizione non vi permettono di effettuare un acquisto online)

https://storage.googleapis.com/gweb-uniblog-publish-prod/images/Screen3_GS_PressKit_LocalResults_Codenames.max-1000x1000_BEePrMJ.png

Acquisto diretto con garanzia Google

Se c’è “qualcuno” di cui davvero ci fidiamo è Google, dobbiamo ammetterlo. Ed è proprio su questo che fa leva la prossima feature: l’acquisto diretto del prodotto tramite Google Shopping con l’aggiunta della “garanzia Google”. Potremo fare i nostri acquisti da diversi store direttamente e senza lasciare la piattaforma. Il checkout sarà basato sul nostro account Google, quindi rapido e sicuro e ogni acquisto entrerà sotto l’egida delle politiche di assistenza di Google, dalla customer care ai resi e rimborsi. 

 

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Personalizzazione

Niente di nuovo sotto il sole per la personalizzazione: ormai Google “sa tutto di noi” e anche le SERP sono personalizzate per ogni utente. Dire che Google Shopping sarà unica per per ogni utente, quindi, non ci stupisce. Google cercherà sempre di proporci risultati che ci possano piacere, altrimenti andremmo a cercare una risposta alle nostre esigenze altrove! Del resto riesce davvero a semplificarci la vita.

via GIPHY

Google e noi: una love story assicurata dalla condivisione dei dati.

 

Ispirazione o style inspiration

Ho lasciato questa feature per ultima perché è la meno determinante a mio avviso, anche se resta comunque interessante. Tramite Google Lens potremo infatti inquadrare un prodotto e vedere come altre persone lo hanno utilizzato per esempio per realizzare un outfit, e da lì acquistare il resto dei prodotti. Un po’ come “Shop the look” su Pinterest.

Fonti e link di approfondimento

 

  • Blog di Google – Find the best prices and places to buy with Google Shopping

https://www.blog.google/products/shopping/find-best-prices-and-places-buy-google-shopping/

  • Video di Giorgio Taverniti – P-A-Z-Z-E-S-C-O il nuovo Google Shopping! Amazon e Comparatori nel mirino 

https://www.youtube.com/watch?v=XORN0OYq1Os 

  • Forum GT – Google Shopping: la nuova versione punta Amazon. Ricerca anche nei negozi fisici!

http://www.giorgiotave.it/forum/internet-news/261041-google-shopping-la-nuova-versione-punta-amazon-ricerca-anche-nei-negozi-fisici.html

 

 

 

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Marketing

Chatbot per Facebook Messenger (e non solo): cosa possono fare per te

Viviamo nell’epoca più esigente di sempre, in cui tutto deve essere disponibile nel minor tempo possibile. Le responsabilità del digitale nel consolidare queste aspettative sono enormi, dato che molte delle attività che prima si svolgevano faccia a faccia sono state sostituite da app per lo smartphone.

Tuttavia, affinché il digitale sia davvero una soluzione e non un ostacolo, è necessario che tutti gli strumenti disponibili siano ottimizzati per l’utente finale, perché se la ricerca di competitor è sempre più facile, perdere clienti abituali o prospect per un disservizio è un rischio reale.

Partendo da questi presupposti negli ultimi anni si sono sviluppate nuove tecnologie per migliorare la Customer Experience e fidelizzare i potenziali clienti attraverso l’implementazione di Chatbot. Fra le tante opzioni, anche Facebook ha voluto dare la possibilità di inserire Chatbot per Facebook Messenger.

Cos’è un Chatbot?

Un Chatbot è un software che prevede l’utilizzo di tecnologie di Intelligenza Artificiale, il cui scopo è sostenere una conversazione con gli utenti in un linguaggio naturale attraverso applicazioni di messaggistica.

I possibili utilizzi dei Chatbot sono pressoché infiniti e, soprattutto nelle grandi aziende, possono portare grossi vantaggi sia in termini di economia ed efficienza del Customer Service che in termini di sviluppo marketing.

 

Programmazione Chatbot
Fonte: Wizeline.

Possibili utilizzi dei Chatbot

I Chatbot possono essere programmati per rispondere a esigenze molto diverse. Attualmente le tipologie maggiormente utilizzate sono quelle che si occupano di Customer Care, Assistenza all’acquisto e Servizio Post-Vendita.

Faremo cenno poi ai Chatbot che si integrano ai database aziendali, e lasceremo fuori da questa analisi un altro importante filone, quello dell’impiego dei Chatbot in campo medico. Riteniamo che sia qualcosa di affine al resto nello strato tecnologico, ma che necessiti di logiche e sensibilità del tutto specifiche nella progettazione, date le implicazioni etiche.

 

CUSTOMER CARE 

Ogni azienda, PMI o più strutturata, ha normalmente delle risorse che si occupano direttamente del Servizio Clienti. Tuttavia quando il reparto segue i canonici orari d’ufficio, o è sottodimensionato rispetto alla quantità di richieste da gestire, una semplice richiesta ricevuta via mail potrebbe impiegare molto tempo prima di essere evasa.

Un Chatbot ben programmato, installato sulla pagina Facebook del brand, fornisce assistenza 24/7, rispondendo alle domande frequenti di clienti e prospect in maniera veloce ed efficace.

Alcuni sviluppi molto interessanti sono stati progettati per Aeroporti, Servizi Ferroviari e Catene alberghiere: la chat si apre in automatico appena si visita la pagina Facebook e il Chatbot chiede come può essere d’aiuto all’utente. L’utente a sua volta può selezionare la categoria di informazioni da richiedere e, a seconda del grado di sviluppo del Bot, può ottenere risposte su partenze, arrivi o disponibilità di servizi.

Lo stesso principio può essere utilizzato per fornire assistenza su ordini effettuati, articoli disponibili o eventi di grossa portata, in pratica per qualunque scopo si riesca a programmare.

Chatbot di assistenza per AirFrance.

ASSISTENZA ALL’ACQUISTO

Con il passare degli anni, la reticenza all’acquisto online si è fatta più labile e molte aziende hanno deciso di investire nello sviluppo di Chatbot dedicati a questo scopo.

Sul mercato italiano sono ancora in pochi ad aver visto il reale potenziale di questo sviluppo, ma diverse applicazioni permettono ad esempio di ordinare cibo o prodotti in tempo reale, grazie ad un collegamento con le principali piattaforme di pagamento online.

Chatbot Domino’s Pizza – fonte: ipglab.com

SERVIZIO POST-VENDITA

Dov’è il mio pacco? Posso restituire ciò che ho acquistato? Come posso fare?

I Contact Center sono spesso bombardati da semplici richieste che potrebbero essere risolte tramite strumenti semplici come le FAQ o una sezione informativa su sito e social. A volte però gli utenti preferiscono contattare il servizio clienti dell’azienda. In questi casi un Chatbot integrato al CRM dell’azienda potrebbe gestire le richieste meno articolate in tempo reale 24/7, lasciando alle risorse umane i compiti più strutturati.

Inoltre un Chatbot di questo tipo potrebbe essere programmato per fare ricerche di mercato e valutare il grado di soddisfazione degli utenti dopo aver acquistato un prodotto o servizio dalla propria azienda, senza disturbare telefonicamente gli utenti.

BUSINESS INTELLIGENCE e INTERROGAZIONE DELLE BASI DI DATI

L’impiego dei Chatbot nei sistemi di Business Intelligence rappresenta una frontiera e potremmo definirla la current big thing.

Come abbiamo visto, implementare un Chatbot significa poter disporre di un sistema di raccolta dati, che grazie alle tecniche NLP (gli algoritmi di analisi del linguaggio naturale che permettono il funzionamento dei Chatbot) riescono a estrapolare dati in forma di tabella a partire dalla conversazione con l’utente.

Così come i dati possono essere caricati nel CRM, così i Chatbot possono essere integrati ai data warehouse o data lake aziendali.

Abbiamo però un altro fronte, che risponde alla crescente domanda di disporre della conoscenza dei dati in proprio possesso. Sebbene i sistemi di dashboard e reportistica ci permettano di tenere sotto controllo i punti fermi o KPI del proprio business con facilità, se ben progettati, il bisogno di fare interrogazioni veloci e magari anche da mobile è molto presente e sentito dalle aziende.

Chatbot per questo tipo di applicazioni sono già disponibili sul mercato e ci piace citare Crystal.ai, che non a caso dai creatori viene definito un vero e proprio AI Business Intelligence Advisor.

L’idea è quella di parlare con i tuoi dati.

 

Ed è proprio questo che andremo a fare!

 

Le immagini parlano da sole, e sembra proprio di parlare proprio con un analista in carne e ossa in grado di riportarci il dato esatto in nostro possesso, così come presente nei nostri database! L’esempio qui riportato riguarda Google Analytics, come molti avranno immaginato. Potenzialmente però qualsiasi prodotto e database più o meno strutturato, può essere integrato a Crystal o altri prodotti simili. Fa impressione la capacità del motore di interpretare le domande in successione che in qualche modo sono correlate, come quando facciamo domande circa le pagine più visualizzate.

Chatbot per Facebook Messenger: i vantaggi

Aldilà dei già noti vantaggi, derivanti dall’avere un Servizio Clienti attivo tutto il giorno, festivi compresi, implementare un Chatbot sulla pagina Facebook della propria azienda può fornire importanti informazioni di profilazione sulla audience di riferimento.

A differenza di quanto accade con l’e-mail marketing, dove i dati sulle preferenze degli utenti vengono raccolti e raffinati attraverso complesse indagini su ciascun indirizzo mail, con i Chatbot di Facebook c’è la possibilità di entrare direttamente in relazione con le persone che interagiscono con la pagina aziendale tramite il loro profilo Facebook. Questo permette di ottenere dati fondamentali e immediati per capire interessi, sentiment e necessità del proprio target di riferimento.

Inutile dire che, per far sì che questi dati non siano sprecati, è necessaria un’analisi completa delle interazioni e una completa integrazione con il CRM aziendale.

Una volta raccolti questi preziosi dati è infatti possibile investire in campagne Facebook realmente efficaci e personalizzare le interazioni del proprio Chatbot a seconda dell’utente che sta interagendo sulla piattaforma.

Per concludere

Sebbene non sia difficile trovare online dei servizi per lo sviluppo e l’integrazione di Chatbot per Facebook Messenger in autonomia, è essenziale programmare il Bot nella maniera più sofisticata e completa possibile, così da simulare un linguaggio naturale con l’utente con il quale interagisce e dare un effettivo contributo all’economia e all’efficacia delle operazioni di marketing dell’azienda.

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Social

Inserzioni su Instagram: piccola Guida per fare pubblicità efficaci

Instagram conta 1,1 miliardi di utenti registrati, e circa 500 milioni di persone lo utilizzano quotidianamente (dati ufficiali e aggiornati nel footer di questa pagina).

Numeri da capogiro, sorpassati solo da piattaforme come Youtube e Facebook, che conducono verso una sola conclusione: fare pubblicità su Instagram rappresenta un’opportunità per le aziende che vogliono essere competitive..

La piattaforma registra il picco di utilizzo tra le persone entro i 34 anni, ha il vanto di avere utenti molto attivi su tutte le piattaforme social che sono estremamente interessati alla fruizione dei contenuti digitali.

Statistiche di Reciprocità Piattaforme Social
Via Hootsuite tramite Pew Center

Questi dati evidenziano la necessità per le aziende di avere una brand identity ben definita e coerente su tutte le piattaforme e, soprattutto, di creare inserzioni efficaci e in target, anche perché più del 70% degli utenti ha acquistato un prodotto dopo averlo visto su Instagram (e nel link trovate altre 249 statistiche).

Fare pubblicità su Instagram

Per poter fare pubblicità su Instagram è necessario collegare la propria pagina Facebook aziendale a un account Business Instagram.

Si aprono quindi due strade: promuovere un post già pubblicato attraverso l’app di Instagram oppure creare un’inserzione o una campagna a partire da Business Manager di Facebook. Di recente è stato anche lanciato il Creator Studio, di cui parleremo presto.

Se si è alle prime armi, e si vuole semplicemente fare un test sulla piattaforma di Instagram per monitorare le performance, promuovere un post direttamente dal proprio profilo business potrebbe essere sufficiente. Basterà cliccare su un post già pubblicato e procedere alla fase promuovi. Si potrà quindi scegliere se rimandare le persone al proprio profilo, al proprio sito web o se invitarle ad inviare messaggi; creare il pubblico e scegliere infine la durata e la spesa della promozione.

Utilizzare Business Manager per Instagram

Se al contrario si intende organizzare una strategia digitale più articolata ed efficace, sapersi destreggiare su Business Manager diventa essenziale.

Business Manager è uno strumento complesso ma anche molto potente. Grazie all’immensa mole di informazioni ricavate dai dati degli utenti riguardo uso e abitudini digitali è davvero possibile creare inserzioni efficaci e mostrarle al pubblico con il quale si desidera interagire.

Dashboard di Business Manager

Come prima cosa è necessario capire dove si vuole arrivare con la propria inserzione e di conseguenza essere in grado di definire il proprio obiettivo di marketing:

  • Awareness: se l’obiettivo dell’inserzione o della campagna è di raggiungere il maggior numero di utenti possibili o di far visualizzare la creatività il maggior numero di volte;
  • Consideration: se l’obiettivo dell’inserzione o della campagna è ottenere traffico sul sito, creare engagement, fare lead generation, aumentare le visualizzazioni di un video, portare all’invio di messaggi privati o ancora far installare la propria app;
  • Conversion: se l’obiettivo è di portare gli utenti ad acquistare sul proprio sito o al drive-in-store.

Una volta selezionato l’obiettivo da raggiungere, la schermata passerà ai settaggi dell’inserzione, in cui sarà possibile scegliere i link di destinazione della creatività e il target da selezionare.

Creazione del pubblico 

La creazione del pubblico, o del target, è uno dei passaggi più delicati da affrontare, perché dalle selezioni fatte dipendono il successo o il fallimento dell’inserzione. La creazione corretta del pubblico non è una condizione sufficiente per il successo ma è assolutamente necessaria.

Se si è agli inizi con la creazione dei target, e non si conoscono tutte le possibilità offerte dalla piattaforma, un buon consiglio da seguire è quello di partire dalle proprie buyer personas. Sulla definizione sono stati spesi fiumi di inchiostro e bit, vediamo in breve come procedere operativamente con un semplice esempio.

A chi è rivolta l’inserzione che vogliamo promuovere? Queste persone a cosa sono interessate, cosa amano, a quale fascia d’età appartengono, vanno al cinema, sono sportive, in quale città vivono? E allo stesso tempo cosa non amano, e cosa non farebbero mai?

Iniziando da zero, ci si renderà subito conto di quanto possa diventare dettagliato il pubblico al quale mostrare la propria inserzione, includendo o escludendo utenti sulla base delle loro caratteristiche e abitudini digitali.

Schermata di creazione pubblico su Instagram

Facciamo un esempio. Una startup tech ha appena reso disponibile su Apple Store una nuova App per acquisti di prossimità a Bologna e intende promuoverla attraverso Instagram. Nella creazione del pubblico selezionerà le varie caratteristiche degli utenti tra cui, probabilmente:

  • Location: persone che vivono a Bologna (o nei comuni nei quali il servizio è disponibile);
  • Età e Genere: chi sono le buyer personas;
  • Lingua: Italiano se l’App è dedicata al mercato di prossimità;
  • Interessi e Abitudini: gli utenti potrebbero essere interessati al consumo sostenibile, o frequentare un certo locale, avere una laurea, fare un certo tipo di lavoro o avere già interagito con la propria pagina;
  • Esclusione: dato che l’App è disponibile solo su Apple Store sarà necessario escludere tutti gli utenti che hanno dei dispositivi mobili diversi dal sistema operativo iOS.

Scegliere il Posizionamento, Budget e Durata di un’Inserzione

Una volta creato il pubblico per l’inserzione sarà necessario scegliere il posizionamento, il budget e la durata di un’inserzione.

Su Instagram la scelta è decisamente più contenuta rispetto alla parent company Facebook ed è possibile selezionare la sponsorizzazione sul Feed o sulle Storie. Il consiglio è di fare campagne ad hoc per il posizionamento scelto, perché i contenuti siano il più appetibile possibile agli utenti finali.

Per quanto riguarda il budget partiamo da un presupposto: le campagne pubblicitarie sui social hanno spese mediamente molto più contenute rispetto alle campagne tradizionali. Questo non significa però che una spesa totale di € 20,00 possa coinvolgere un vasto pubblico o avere un tasso di conversione elevato. Allo stesso modo è impossibile pensare di poter scegliere come obiettivo Brand Awareness e impostare una durata inferiore alle 3/4 settimane.

Budget e durata di un’inserzione o di una campagna su Instagram devono essere studiate a tavolino nell’ottica di un funnel di conversione articolato, tenendo in considerazione obiettivi di marketing e monitorate quotidianamente per valutare eventuali rettifiche.

Consigli per fare pubblicità su Instagram

  • I post con i volti ottengono in media molto più engagement rispetto a quelli senza.
  • Se si ha già una community sviluppata è una buona idea vedere quali post hanno ricevuto più interazioni. Diciamo che la Top 3 rappresenta lo specchio degli interessi dei nostri utenti finali, di conseguenza è una buona idea replicare quei contenuti per massimizzare la spesa e ottenere un ROI più alto.
  • Instagram e Facebook promuovono l’uso dei nuovi formati. Questo significa che a parità di spesa le creatività realizzate con i nuovi formati disponibili nelle piattaforme avranno tendenzialmente una spinta maggiore rispetto alle altre. Attualmente Instagram sta cercando di rubare la scena a Youtube spingendo Storie e Video. Perché non provare?
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BIG News

SANA 2019: parliamo di MONETIZZARE con INSTAGRAM (e testa il tuo digital marketing nel frattempo)!

Ormai, si sa, noi di BIG siamo abbonati all’appuntamento del SANA a Bologna e anche quest’anno non faremo eccezione. Per il #SANA19 abbiamo deciso di parlare del social del momento: Instagram. Ovviamente però non potremo evitare di parlare anche di inbound marketing, di budget e di fatturato…

 

Il programma del Workshop gratuito

 

Monetizzare su Instagram nel mondo BIO: si può?

Un viaggio all’interno del social del momento per scoprirne i segreti e le opportunità reali. Una pagina Instagram ben gestita trasmette e comunica i tuoi valori come nessun altro mezzo. Entra in contatto con la tua community, promuovi i tuoi prodotti e… aumenta il fatturato!

 

Ti abbiamo incuriosito?

Allora ti aspettiamo il 9 settembre 2019 alle 14.00 in sala Allegretto al 1 piano!

 

Ma stavolta non finisce qua…

Test: sai quanto investire per il tuo progetto?

In attesa del 9 settembre vogliamo proporti una sfida: ecco un semplice test per metterti alla prova. Sai davvero quanto investire in ADV? Rispondi sinceramente alle domande del test e alla fine riceverai il tuo profilo di investitore! Non ti giuriamo che sarà perfetto, però sforzarti di rispondere alle domande potrebbe darti qualche spunto interessante. Al workshop cercheremo di dare la risposta a questa domanda: come faccio a sapere quanto investire?

Facci poi sapere cosa ne pensi.

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Marketing

How to get a negligible Cost per Lead on Facebook by focusing on brand values: two B2C success case studies.

This article originally appeared in Italian here and written by Anna Kala, translated by Cosimo D’Amicis.

In this article, we explain how we got a Cost per Lead as low as 1.60€ and 0.18€,
by focusing on our clients’ values and mission

 

Our clients are always asking us to help them increase the number of qualified contacts while keeping the lead generation process coherent and relevant to their offer.

Three steps to advertising campaign success

To do so, we analyze the business needs, then we audit the brand and interview our client until we are perfectly aligned with their mission and values. Once done, we discuss about what we call the Marketing Key Points:

  • Target definition (by demographics, interests, geolocation,…)
  • Drawing the winning card from the potentially endless landscape of marketing tools, creativity efforts and so on

 

 

We immediately thought about making a Facebook Ads campaign our best ally, and we are here to show you the results we have achieved.
The economic sector is Agriculture for both companies, but they run different business, catering to different target and needs.

 

The first case is about Arvaia, an agricultural cooperative in Bologna founded by citizens for citizens. The second one is about AgricolBio a gardening tools e-commerce that sells and ships its goods throughout Italy.

Lead Generation and Facebook

According to Wikipedia, In marketing, lead generation(/ˈld/) is the initiation of consumer interest or inquiry into products or services of a business. Leads can be created for purposes such as list building, e-newsletter list acquisition or for sales leads.

And so far, I’d say that’s it!

What are the ways to implement a lead generation? The possibilities are potentially endless: a form on your web page, a LinkedIn campaign, the simplest and most trivial face-to-face “Hey you, I see you’re interested, why don’t we exchange business cards?” Among the various tools there is also Facebook which can be mainly used in two different ways:

  • Traffic generation to an external landing page managed by the company, where we will have a contact form
  • Facebook’s native lead generation campaign

With traffic generation, we own the landing page which is a full-blown web page which we can customize and adapt to brand guidelines. We will add text and graphic elements to help the customers understand the offer.

With Facebook’s native lead generation, there is a big advantage: we can customize the form fields and some of them will be pre-filled by the platform. We cannot customize its looks and can only add a limited amount of custom text, but the friction is greatly reduced as the user already knows how Facebook works.

From a marketer’s standpoint, the greatest thing is that Facebook lets us create custom audiences based on people which have interacted with the form (which enables us to build lookalike audiences that could make our marketing ROI skyrocket!). The generated leads can also be pushed to the most popular CRMs by Facebook, so you don’t have to manually type in things and can also fire your marketing automation!

After analyzing our clients’ requirements, their marketing stack, and their business model and needs, we have opted for a Native Facebook Lead Generation campaign type.

How to achieve a negligible CPL (Cost per Lead) 

Our client: Arvaia

Let’s start with the first case: Arvaia. It is a cooperative farm in Bologna founded by citizens to go back to “a citizen agricultural model that guarantees income for those who work and healthy food accessible to all through the solidarity mechanisms of the Community that supports agriculture”. Arvaia core values are organic, proximity and ecology.

Arvaia’s objective was to make itself better known, to increase its brand awareness, and to find people interested in participating in the life and mission of the cooperative. We have agreed about these marketing key points with our client:

  • geo-target the audience on a precise and limited area target specific interests related to ecology and organic food
  • focus on communicating Arvaia’s unique mission in campaign creatives, betting on this as the winning card for the entire campaign

The launch day comes, and we look at the campaign design: it’s very simple. The structure is traditional with two ad groups, targeted to lovers of organic produce, with an interest in ecology. Each ad group includes two types of ads with different creativity sets, based on image variation, as you can see in the example.

The campaign lasted 9 days, but not in a row. Why? We had a problem: too many relevant leads were coming in, and our client could not handle them all! That’s why after four days we paused the campaign to allow Arvaia to contact personally all those who had left their contacts. We decided to do this to be consistent with the cooperative’s mission to recreate a community environment.

After a few weeks, we reactivated the campaign and, this time too, the contacts just flooded in! In the total 9 days of campaign activity, we managed to get 118 interested people, with an average Cost per Lead of 1.60 €, with a total expense of 188.80 €.

 

Our client: AgricolBio

And here we are with the second client that asked us how do we generate leads to grow our email list while keeping it cost-effective? They are AgricolBio, a retailer with strong local brand recognition in the province of Enna (Sicily), and online e-commerce of tools and everything else you need for gardening and agriculture, catering to hobbyists and professionals.

The purpose of their lead generation was, in this case, to increment the number of their newsletter subscribers, while keeping the cost as low as possible to allow for a sustainable marketing cost in the long run. We factored in product demand, and the e-commerce stats such as average order value, customer segmentation by RFM analysis, CLV and CAC, conversion rates and email marketing performance.

To make the newsletter appealing to the customers, we wanted to focus on the concept of value exchange: we worked with AgricolBio to create something of added value, something that we could distribute digitally, and something that would compare to something their customer base would buy and pay for.

After researching all these “somethings” :) we chose a technical e-book content offer about grafting and pruning was our winning card. We built two ad sets, targeted to different audiences: a simple Lookalike Audience expanded to Italy’s territory, and an interest-based target audience based on specific terms such as grafting, pruning, and agrarian/agriculture.

The creative assets were similar, based on an attractive image that attracted attention. We analyzed the pruning and grafting activities and their characteristics, to find that they are typical activities of the cold months! ;))

The ad copy was designed to be consistent with AgricolBio’s Facebook page, which is edited by the client itself. We found that their tone of voice uses a lot of emojis and capital letters, and we used those to keep the brand voice aligned to the one their audience is already listening to.

We focused on the concept of not leaving alone your garden in the winter, followed by a simple CTA: download the free guides to find out how to correctly perform pruning and grafting.

A little help of realtime marketing can really improve your ad relevance! Winter was indeed about to come and injecting some GoT elements was mandatory!

 

And our dear Facebook did not disappoint us this time, bringing us 210 leads in just 4 days, a total expenditure of 37.80 € and an average Cost per Lead of a merely 0.18 €!

 

 

Conclusions

Was it worth it? I would say so!

Native Facebook Lead Generation is something you really will want to integrate into your marketing. When you’re aligned with the brand’s mission and core values, it is seamless for the user to leave their contact details in this way, and it can prove really successful for the business.

If you wanna be successful as well, you have to nail the correct combination of things you ask for in the contact form.

Allow your forms to ask only for useful information for your clients such as name, email contact and phone number, without inflating it with too many requests.

Keep your title, ad copy and contact form text strictly relevant to the activity you’re pushing, and adherent to the values that you want your leads to respond to.

Facebook has proved to be an ideal ally in lead generation for B2C, without spending a fortune.

 

If you have come so far, leave us a comment below, and let us know what you think of the lead generation on Facebook: have you ever tried it?
Did you meet your business goals?

 

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Marketing

Fai pubblicità online e hai l’azienda a Bologna? Ottieni un contributo del 50% sulle spese con il bando della CCIAA

Se hai avviato di recente un’attività nel territorio bolognese puoi approfittare di un bando molto interessante promosso dalla Camera di Commercio di Bologna. Se poi sei una giovane imprenditrice ancora meglio. Infatti il bando si rivolge in modo specifico alle aziende rientranti nella definizione di “imprese femminili” e di “imprese giovanili”. 

Perché ne parliamo su un blog come il nostro? Perché tra le spese ammissibili ci sono anche attività di marketing online, cosa non scontata viste le recenti esperienze del bonus pubblicità che limitava le agevolazioni unicamente a pubblicità editoriali. 

In questo caso invece nel bando viene in modo esplicito indicata come voce finanziabile la spesa per “piattaforme di pubblicità on line (ad esempio Google AdWords)…”. Perdoniamo gli autori del bando che inciampano su un Google Adwords che ormai da tempo ha visto il nome modificato in Google Ads, errore veniale ampiamente perdonato vista la lungimiranza nell’aver inserito una voce così specifica. Perché spesso succede il contrario, che le istituzioni abbiano un atteggiamento nella migliore delle ipotesi diffidente quando incrociano l’operato dei famosi “colossi digitali”; hanno ragione, quando si parla di elusione fiscale, hanno torto quando si tratta delle opportunità che il mondo online offre agli imprenditori per promuovere il proprio lavoro. 

Oltre alle spese per pubblicità vengono indicate anche spese riguardanti la realizzazione di siti internet, con una precisazione: che riguardino la “prima realizzazione” del sito web aziendale, quindi non sono comprese attività di restyling o modifiche a siti già esistenti.

Non possiamo che guardare favorevolmente questo bando, anche perché la Camera di Commercio di Bologna ha stanziato un totale di 1 milione di euro. Si tratta quindi di soldi veri e vale la pena studiarlo con attenzione.

1) Che cosa dice il bando

La Camera di Commercio di Bologna fa preciso riferimento a contributi per supportare le nuove imprese nella fase di avvio dell’attività. Il bando “è rivolto a PMI (micro, piccole e medie imprese), con sede legale e/o unità locale nell’area metropolitana di Bologna, iscritte al Registro Imprese della Camera di Commercio di Bologna a partire dall’1/1/2019. Condizione per l’erogazione del contributo è l’inizio dell’attività entro il termine per la presentazione della rendicontazione delle spese ammesse.”

2) Chi può partecipare: “imprese femminili” e “imprese giovanili”

Che cosa vuol dire? Esistono dei parametri precisi per determinare se la propria azienda rientri in queste categorie. 

  • si considerano Imprese femminili le imprese la cui partecipazione del controllo e della proprietà è detenuta in prevalenza da donne. Se siete donne e titolari di un’azienda la questione è semplice, in caso di società la questione può complicarsi. In generale è sufficiente che la partecipazione di donne risulti complessivamente superiore al 50% tra quote di partecipazione e cariche amministrative. Esiste un vero proprio algoritmo di calcolo, se avete dei dubbi e volete un approfondimento potete consultare questo report della CCIAA nella scheda “Definizione imprese femminili”
  • si considerano imprese giovanili le attività di proprietà o controllate da persone di età inferiore ai 35 anni. In caso di società vale la stessa regola di sopra, quote di partecipazione e di cariche amministrative detenute da giovani devono essere superiori al 50%. Se siete curiosi potete consultare il report approfondito della CCIAA sul secondo trimestre 2019 delle imprese giovanili nel territorio bolognese.

 

3) Come partecipare

Aspetto fondamentale: per l’assegnazione dei fondi verrà considerato come prioritario l’ordine cronologico di presentazione della domanda. Fa fede la data e l’ora dell’invio telematico. Quindi bisogna segnarsi in grande sul calendario la data del 16 settembre 2019 ore 9:00, momento in cui sarà reso disponibile l’invio telematico delle richieste. Il termine entro il quale presentare la domanda sarà il 15 ottobre. Dopodiché passeranno 90 giorni per l’assegnazione, se tutto è in regola.

Per l’invio telematico valgono regole generali che è bene ricordare: è obbligatorio essere in possesso di firma digitale ed essere abilitati all’utilizzo della piattaforma Web Telemaco, con un credito di importo pari o superiore ad € 16,00. Se non avete mai affrontato queste tematiche piuttosto spigolose vi consiglio di rivolgervi ad un consulente.

 

4) Di che cifre stiamo parlando

Il contributo non riguarderà la somma di tutte le spese di un progetto ma soltanto il 50%. Questo vuol dire che se hai un’azienda con le giuste caratteristiche per poter presentare domanda dovrai comunque fare lo sforzo economico previsto dal tuo progetto. Inizialmente dovrai finanziarlo al 100%, dopodiché passati 90 giorni dalla consegna della rendicontazione la CCIAA ti erogherà il contributo del 50% dei costi che hai sostenuto, il tutto in un’unica soluzione. 

Quindi un esborso c’è, ma l’ottica del contributo è proprio quella di favorire investimenti che comunque avresti dovuto sostenere.

Quale impresa nel 2019 può permettersi di non fare attività pubblicitaria online? Questa potrebbe essere l’occasione per farlo bene, dedicando il giusto budget e ottenere il tanto agognato ROI.

Inoltre l’aspetto molto interessante è che sono considerate valide anche spese già sostenute, a partire dal 1 gennaio 2019.

L’importo minimo delle spese ammissibili è di 3.000 € mentre il contributo massimo è di 30.000 €.

 

5) Quali altre spese sono considerate ammissibili 

Oltre alla pubblicità online e le realizzazione del sito web le spese ammissibili sono tante e le opportunità sono molto interessanti:

  • Onorari notarili (per costituzione società, atto acquisto locali per esercizio attività, stipula contratto affitto d’azienda);
  • Acquisto/noleggio o leasing di beni nuovi, durevoli, strettamente funzionali all’attività dell’impresa;
  • Acquisto licenze d’uso/noleggio di software gestionale/professionale;
  • Spese per la realizzazione di reti telematiche;
  • Costi per deposito/acquisizione di brevetti, deposito marchi e acquisizione diritti di licenza;
  • Spese per la formazione del personale;
  • Spese di pubblicità e per la realizzazione di materiale promozionale;
  • Spese relative ai canoni del contratto di affitto dell’azienda, affitto locali aziendali, quote iniziali del contratto di franchising (nel limite del 30% spese ammissibili);
  • Spese relative alle utenze (energia elettrica, acqua, gas, telefono fisso e internet da postazione fissa, per un periodo massimo di 6 mesi);
  • Spese per acquisizione di certificazioni;
  • Spese di consulenza per la realizzazione del business plan.

Da queste voci è evidente di come lo scopo delle CCIAA sia quello di favorire l’avvio di un’impresa, prevedendo tutte quelle classiche spese iniziali. 

6) A che cosa fare attenzione

Il bando è piuttosto chiaro, con poche zone d’ombra, ma è bene prestare attenzione ad alcune sfumature per evitare di vedersi bocciare la richiesta:

  • nonostante ci sia una voce riguardante le spese di consulenza per la realizzazione di business plan, non è possibile presentare fatture con voci riguardanti generiche consulenze. Quindi le consulenza sono ammissibili solo e unicamente per la creazione del business plan. 
  • canoni di manutenzione, assistenza ed abbonamenti vari non sono considerate spese ammissibili, in linea con il senso generale del bando volto a contribuire spese di avvio e non continuative. Le uniche spese continuative ammissibili sono quelle delle utenze ma per un massimo di 6 mesi.
  • non sono considerate ammissibili le spese per l’acquisto di beni usati

 

7) In concreto come potrei usufruire del bando? 

Per quello che ci compete, se avete l’idea di fare pubblicità online questo è il momento giusto. Vediamo qualche esempio di attività che il bando potrebbe finanziare:

  • Realizzazione di campagne Google Ads: se fai realizzare questa attività da un’agenzia avrai la certezza che la campagna sarà creata e gestita professionalmente, oltre al vantaggio di una rendicontazione semplificata, potendo contare su una fattura unica. Infatti l’agenzia può rifatturare il costo sostenuto per Google, evitando complicate rendicontazioni con fatture in reverse charge (se avete mai avuto a che fare con le fatture emesse da Google, Facebook e compagnia sapete a cosa mi riferisco).
  • Lo stesso vale per della campagne a pagamento su Facebook. Sappiamo quante opportunità offra il social di Mark Zuckerberg ma noi che ci lavoriamo tutti i giorni sappiamo come sia diventato complicato negli ultimi anni realizzare campagne performanti, in grado di offrire un ritorno sull’investimento certo.
  • Non dimentichiamoci di LinkedIn, strumento fondamentale per il B2B. Qui potete leggere un approfondimento e capire perché credo tanto nell’utilizzo del social di proprietà Microsoft. In questo caso se avete un’azienda B2B appena avviata e non vi sentite pronti ad affrontare i costi spesso alti che richiede una campagna di advertising sul LinkedIn, potete approfittare del contributo per sottoscrivere l’abbonamento a Sales Navigator e frequentare un corso su come utilizzarlo al meglio.
  • Infatti il bando prevede anche spese per la formazione del personale. E qui i campi possono essere i più svariati: 
    • formazione per l’utilizzo dei Social Network aziendali e la creazione di un piano editoriale
    • per la gestione di un CRM per le attività di Marketing come HubSpot (per approfondimenti vedi l’articolo sui CRM)
    • per creare autonomia all’interno dell’azienda nella gestione e ottimizzazione della campagne Google o Facebook 
    • per creare campagne e servizi di newsletter

 

In conclusione, vista la cifra totale messa a disposizione dalla CCIAA e vista l’ampiezza delle spese ammissibili, consigliamo vivamente di partecipare a questo bando. Bisogna però avere un certo tempismo, non sottovalutare le solite insidie della burocrazia, e farsi trovare pronti per la data del 16 settembre. Questo non vuol dire che sconsigliamo di partecipare a chi arriva agli sgoccioli, perché la cifra è considerevole e non si esaurirà in pochi giorni. Quindi non vi resta che prepararvi. 

Vuoi essere supportato da un’agenzia? Scrivi a info@webig.net

Se vuoi cominciare a studiare puoi consultare la pubblicazione sul sito della CCIAA e il bando vero e proprio.

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BIG News

Evento gratuito – Il marketing tradizionale non funziona più: il modello delle 6A.

Il 28 maggio arriva l’evento formativo gratuito sulla marketing automation realizzato da MOIMA in collaborazione con CNA Bologna: in questo articolo trovi tutte le domande che vorresti fare, anche quelle scomode.

Come funziona questo evento? Che cos’è?

Che è un evento formativo gratuito sulla marketing automation si era già capito. Ma c’è sicuramente qualcosa in più da dire. L’evento durerà due ore e prevede una prima ora di lezione teorica sul modello delle 6A e una seconda ora di attività formativa pratica sul funnel di marketing.

Forse ti chiederai cosa sono le 6A: per il momento ti posso svelare che sono la base del modello di marketing frutto dei 40 anni di esperienza sul campo di Maurizio Morini. Per saperne qualcosa di più puoi accedere al webinar gratuito. Qua c’è un breve trailer!

Dove e quando?

L’evento si svolgerà il 28 maggio dalle 17.00 alle 19.00, nella Sala Gagliani presso CNA Bologna, via Aldo Moro 22.

Qual è il programma?

Ecco qua la scansione precisa della giornata, chiaramente gli orari sono abbastanza indicativi, non siamo ancora delle macchine!

  • 17.00-17.15 Accoglienza e introduzione a cura di CNA Bologna
  • 17.15-17.45 Perché il marketing tradizionale non funziona più: il modello delle 6A – Maurizio Morini
  • 17.45-18.30 Il funnel marketing in pratica – crea il tuo orto di clienti e vendi in un minuto: dalle 6A alle V. – Paolo Lambertini, Cosimo D’Amicis
  • 18.30-19.00 Domande e approfondimenti davanti a crescenta e biscottini.

Perché dovrei partecipare?

Perché oggi il marketing tradizionale non funziona più, o, almeno, non basta da solo. E partecipare a questo evento significa:

  • scoprire perché dare una possibilità ai recenti modelli di marketing
  • capire come essi possono essere una reale risorsa al servizio della tua attività

Inoltre, negli eventi formativi non sempre si vedono soluzioni pratiche. Il nostro obiettivo per il 28 è quello di proporti nuove possibilità di marketing concrete: una buona metà dell’evento infatti riguarderà l’applicazione delle 6A in un reale funnel di marketing automation.

L’evento è davvero gratuito?

Sì, non c’è trucco non c’è inganno. L’evento è gratuito e non sarai costretto ad associarti a CNA. Anzi, per partecipare non è nemmeno necessario essere associati, l’ingresso all’evento è libero!

Chiaramente non stiamo parlando di un corso formativo strutturato e con una durata impegnativa, in quel caso non esiteremmo a farci pagare il giusto prezzo. L’evento del 28 maggio, invece, durerà due ore e questo significa che potremo darti solo un assaggio, seppur gustoso, della marketing automation. Di certo non potremo spiegarti tutto al minimo dettaglio, ma siamo pronti a lanciare degli spunti di riflessioni e a regalarti alcuni strumenti utili.

Alla fine dell’evento riceverò qualcosa?

Sì, riceverai per email tutte le slide utilizzate.

A chi è indirizzato?

L’evento è aperto a tutti, ma attento, i posti sono limitati. Chiunque desideri partecipare sarà il benvenuto, ma ci sembra giusto specificare che l’intervento è strutturato sulle esigenze degli imprenditori. Questo non preclude l’accesso a nessuno, ma alcuni argomenti potrebbero risultare poco chiari per chi non si sia mai approcciato al marketing.

Come faccio a prenotarmi?

Questa domanda forse è quella con la risposta più facile. Basta lasciare il proprio contatto e il nome della propria azienda in questa pagina di registrazione: https://cna28maggio.moima.it/

Dimmi qualcosa di più su chi organizza l’evento…

Da pochi mesi è iniziata per noi di BIG una nuova avventura chiamata MOIMA.

MOIMA è un progetto che è nato dalla fusione dei cervelli di Paolo Lambertini, nostro CEO, e di Maurizio Morini, CEO di M2I, una società di consulenza per le aziende bolognese come noi. Su Maurizio Morini ci sarebbe tanto da dire, ma per necessità di sintesi riassumeremo la sua figura come quella di imprenditore scoppiettante, formatore per vocazione e autore.

Quello che abbiamo capito fin da subito è che per dare veramente quel famoso “valore aggiunto” di cui parlano tutti bisognava incontrare le persone. Ed è così che nascono gli eventi MOIMA.

 

Ormai ho esaurito le domande, ma se ne avessi altre, scrivile nei commenti.

Ci vediamo il 28 maggio!

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Web Design

Crearsi un sito web da soli: la guida ai migliori sitebuilder

Hai un po’ di tempo da dedicare a un tuo progetto e hai pensato che il miglior modo di presentarlo sia un sito web. Oppure vuoi coltivare le tue relazioni, fissando un punto centrale che permetta al tuo pubblico di rintracciarti. Sei un consulente, hai un’attività, un’azienda e devi fare o rifare il sito.

Se ti rivedi in una di queste descrizioni, questo articolo è per te, che hai deciso di avventurarti nell’appassionante sfida che è creare un sito web, e hai pensato di crearlo con uno dei tanti servizi online.

Ma quale scegliere? Devo conoscere la programmazione?
Questo articolo risponderà a queste e a tutte le altre domande più comuni che ci si pone quando si comincia a pensare a un sito.

Indice dell’articolo:

Creare un sito da zero può risultare molto difficile e scoraggiante: una volta bisognava scrivere il codice del proprio sito riga per riga. Adesso, però, esistono soluzioni che permettono a chiunque di creare un sito funzionale e gradevole per gli utenti.

Questi servizi vengono chiamati sitebuilder e permettono di creare un sito in modo semplice utilizzando un sistema drag and drop. La logica del drag and drop consiste nell’aggiungere un elemento, come un form, un’immagine o un paragrafo, e trascinarlo a “vista” nella posizione del sito dove lo si desidera visualizzare.

Ma quali sono le piattaforme che offrono i migliori servizi di sitebuilding?

Le piattaforme scelte sono state selezionate tenendo in considerazione:

  • Facilità di utilizzo
  • Libertà di personalizzazione
  • Supporto della community

 

1) Google Sites – ottimo per un primo approccio alla creazione e gestione di un sito

google sites

Google Sites si dimostra molto comodo per creare un sito da zero in pochi minuti. Rispetto alla vecchia versione è completamente ottimizzato per i dispositivi mobile.

La personalizzazione del sito mostra però sin da subito alcune limitazioni, a cominciare dagli elementi che si possono aggiungere, che sono solamente i seguenti:

  • pulsante
  • immagine
  • casella di testo
  • servizi Google

La scarsa possibilità di personalizzazione vale anche per l’interfaccia di creazione drag and drop (trascina e rilascia): non c’è una completa libertà nel posizionamento degli elementi ma si dovrà fare riferimento a un sistema basato su griglia.

Nonostante questi punti deboli restano forti i vantaggi del servizio Google, pensato per poter dare la possibilità a tutti di creare un sito personale e sfruttare nella migliore maniera possibile i collegamenti con servizi come G Suite o Google Drive.

Inoltre è possibile pubblicare il proprio sito in maniera completamente gratuita e immediata con indirizzo del tipo “sites.google” oppure, se lo si desidera, si può utilizzare un dominio personalizzato comprato da servizi come GoDaddy.com o Google Domains.

L’utilizzo di questo servizio può rivelarsi utile per la creazione di un sito personale (utile come primo passo per un progetto di personal branding), e utile a chi vuole avere una prima esperienza di creazione e gestione di un sito.

PRO: Immediato, non richiede alcuna conoscenza di codice HTML e CSS, semplice da modificare.

CONTRO: Pochi temi da poter utilizzare, non è possibile utilizzare servizi esterni per il sito oltre a Google Analytics.

2) Wix – Grande libertà di personalizzazione e supporto della community

wix sitebuilder

Wix è un altro servizio che permette di creare e gestire pagine web senza avere alcuna esperienza. Anche se Wix e Google Sites offrono lo stesso servizio, Wix si rivolge alle persone che cercano siti con design eleganti senza compromessi di funzionalità.

Wix, oltre a offrire uno strumento completo per la creazione e la personalizzazione di siti, dà anche la possibilità di acquistare un dominio e di gestire caselle e-mail.

Il punto di forza di questo servizio è sicuramente l’enorme varietà di temi, pensati per ogni tipo di utilizzo, e la completa libertà nel creare il layout del sito con l’interfaccia drag and drop, senza necessari vincoli di griglia come in Google Sites.

Wix permette una personalizzazione del sito molto avanzata tanto che la piattaforma dà la possibilità di progettare diverse tipologie di sito: blog, e-commerce oppure siti “vetrina” per aziende. Inoltre si è supportati da un sistema di plugin pensati esclusivamente per questa piattaforma.

Altro punto di forza è il sistema di gestione contatti: Wix possiede un basilare CRM con il quale è possibile creare una mailing list e delle automazioni, il tutto sempre senza richiedere alcuna conoscenza pregressa. È anche possibile collegare altri servizi di mailing list come Mailchimp all’interno della piattaforma per ottenere i migliori risultati.

Se si ha necessità di utilizzare delle funzionalità avanzate si può accedere con un click a Wix Code, per creare moduli personalizzati, aggiungere API ecc.

Con tutte le funzionalità presentate alcune persone potrebbero scoraggiarsi non sapendo come poter utilizzare tutti gli strumenti messi a loro disposizione. Fortunatamente il Centro di Assistenza di Wix viene in soccorso di tutti quanti mettendo a disposizione una grande varietà di guide in italiano per ogni necessità.

Il punto debole di Wix risiede comunque nella non specializzazione in un servizio unico: utilizzare Wix per blog o e-commerce può non rivelarsi la scelta migliore se si tratta di progetti che richiedono un’architettura del sito complessa.

Infatti con Wix potremo progettare siti con soli due livelli di profondità, vale a dire che divisi i contenuti del sito in Sezioni e Sottosezioni non sarà possibile associare nuove sezioni a quest’ultime.

PRO: Facile da usare, sistema drag and drop libero, gestione dominio e caselle e-mail all’interno della piattaforma, moltissimi template da usare per qualsiasi tipologia di sito, presente un servizio di assistenza, tutorial e documentazione ufficiali.

CONTRO: Non esiste una specifica specializzazione del servizio. Solo 2 livelli di profondità del sito.

 

3) Carrd.co – Design accattivante ed efficace con facilità

carrd.co

Carrd.co è una start up molto interessante che si pone come obiettivo di fornire un servizio site builder adatto a chiunque, come Google Sites, e che dia la possibilità di creare design accattivanti, come Wix.

La particolarità del servizio consiste nella creazione di siti con una sola pagina, formula ideale per chi vuole impostare delle landing pages di un singolo prodotto o servizio, creare un sito per personal branding o presentare in maniera efficace e semplice la propria attività.

È un servizio molto economico che dà la possibilità di sperimentare nuove vie di branding e marketing con costi e tempi veramente ridotti. La creazione della pagina sito risulta abbastanza simile a quella di Wix, inoltre Carrd offre layout per ogni necessità, il tutto accompagnato di un sistema di tutorial.

Ma non è tutto oro quel che luccica, il progetto è ancora giovane e mostra alcune debolezze: il numero di layout e i tutorial al momento son limitati anche se per il momento potrebbero essere comunque sufficienti per un utilizzo non troppo ambizioso. Noi confidiamo che migliorerà sempre di più e aumenterà i contenuti da offrire e la loro qualità.

Il servizio può essere utilizzato in maniera gratuita e con una spesa molto contenuta sarà possibile ottenere un dominio personalizzato con certificato SSL, la possibilità di utilizzare form e gestire contatti tramite servizi come Mailchimp, vendere e gestire i pagamenti dei prodotti.

PRO: Semplice, veloce da utilizzare, possibilità di creare design accattivanti.

CONTRO: Limitazione a una pagina, progetto ancora giovane.

4) Shopify – Il migliore per l’e-commerce

shopify e-commerce sitebuilder

Anche se il servizio di Shopify è incentrato sul vendere prodotti online, è anche qui possibile creare e gestire con dei semplici click il design del sito. Inoltre abbiamo ritenuto opportuno aggiungere un servizio specializzato nella creazione di e-commerce per coprire tutte le necessità dei lettori.

Shopify è un servizio per e-commerce che offre una quantità illimitata di design per il proprio sito. Ogni design può essere opportunamente modificato per rispondere alle proprie esigenze stilistiche o strutturali.

Ogni tema sviluppato è pensato per essere responsive, ossia, i temi sono ottimizzati e compatibili con dispositivi come smartphone e tablet. Caratteristica assolutamente necessaria e indispensabile per chiunque, e a maggior ragione per chi decide di intraprendere la strada degli e-commerce.

La personalizzazione del sito è completa e facile da applicare grazie a un utilizzo opportuno di un sistema a griglia, tuttavia nella modifica di template è possibile incorrere in qualche limitazione nelle schede prodotto.

Le funzionalità offerte da Shopify stesso sono innumerevoli, basti pensare alla possibilità di aver implementato un basilare CRM e di poter creare delle automazioni di marketing. Inoltre le potenzialità del proprio e-commerce si arricchiscono grazie alla presenza di un App Store che permette di estendere le funzioni che può svolgere il sito.

Esistono molte altre funzionalità e la gestione dell’e-commerce lato admin risponde a ogni necessità, ma approfondiremo questi argomenti in un prossimo articolo che parlerà nello specifico della creazione di un e-commerce.

In Shopify il prezzo del servizio è un’arma a doppio taglio, il piano Basic, per esempio, ha un costo mensile di 29,90$ ma impone una commissione pari al 2% per ogni prodotto acquistato. Questo rende Shopify più caro rispetto alla media dei suoi concorrenti, tuttavia il prezzo viene giustificato dal supporto clienti e dagli strumenti che vengono messi a disposizione dell’utente, dall’imbattibile numero di sistemi e piattaforme di pagamento supportate, costantemente in linea con gli ultimi rilasci.

Un altro punto debole può consistere nel non aver implementato nel proprio e-commerce un servizio multilingua per il proprio negozio: bisognerà quindi appoggiarsi a delle applicazioni a pagamento nel caso si avesse questo tipo di necessità.

PRO: facilità di utilizzo, molteplici design da utilizzare, servizio di supporto clienti, scalabilità del servizio, app store.

CONTRO: Prezzo, non incluso nei piani la possibilità di un negozio multilingua.

5) Studio

Studio è una piattaforma giovane che offre sin da subito spunti molto interessanti per la creazione di un sito web. È pensato per poter creare siti unici, in termini di design, senza imbattersi in alcuna limitazione dovuta al template scelto per il proprio sito.

I punti di forza del servizio risiedono nella completa e libera personalizzazione del design del sito (anche se si decide di partire da un template preimpostato dal team di Studio) e nel supporto offerto dalla comunità ai neofiti che si affacciano a questo nuovo strumento.

Inoltre sarà possibile condividere il progetto di un sito con altri membri per poter collaborare assieme, funzionalità non standard per questi servizi e che quindi apprezziamo molto.

A primo impatto gli strumenti offerti da Studio per creare il proprio sito web possono sembrare insufficienti o non adeguati: Studio segue una logica diversa rispetto a un più “tradizionale” sitebuilder come Wix.

I pochi strumenti forniti bastano per avere completa libertà creativa, inoltre questi strumenti sono seguiti da numerosissime guide, sia in formato video sia in formato testo, che daranno informazioni molto pratiche per gestire il proprio sito.

Se non trovi quello che cerchi o se stai cercando un confronto con altre persone potrai farlo aggiungendoti al canale pubblico Slack https://studiocommunity.herokuapp.com/

Finora si è parlato solo degli aspetti positivi di Studio…

Ma quali sono i suoi punti deboli?

Essere un progetto giovane rimane sempre un’arma a doppio taglio, Studio infatti non propone ancora funzionalità per poter gestire un blog o un e-commerce. Questo restringe il campo di utilizzo del servizio stesso, anche se stanno lavorando per implementare queste due importanti funzionalità.

Altro punto negativo risiede nelle integrazioni con app esterne e la gestione del contatti arrivati tramite form. Infatti, non sarà possibile integrare direttamente i pixel di retargeting per LinkedIn o Twitter, bisognerà appoggiarsi per forza allo strumento Google Tag Manager per poterli implementare.

Altra integrazione mancante è quella per Mailchimp o un qualsiasi altro gestore campagne mail. Bisognerà inserire nel proprio sito un form di Mailchimp per poter automaticamente registrare un utente in una lista come quella delle newsletter.

PRO: Ampio supporto della community, completa libertà nella personalizzazione del sito, più persone possono lavorare nello stesso progetto contemporaneamente

CONTRO: Non è possibile gestire blog o e-commerce al momento, mancano delle integrazioni dirette con alcune applicazioni esterne.

6) Webflow

Webflow è un servizio completo sotto ogni punto di vista. È completamente personalizzabile e offre qualsiasi funzionalità di cui si ha necessità per la propria attività, compreso un CMS (Content Management System) per gestire Blog ed e-commerce.

Rispetto agli altri sitebuilder è il servizio che offre le opzioni di personalizzazione più approfondite e tecniche del mercato. Infatti Webflow è pensato per chi vuole lavorare a stretto contatto con i tag HTML e CSS, necessari per poter avere piena consapevolezza dello strumento che si sta utilizzando e sfruttare appieno le sue funzionalità.

Questo non significa che bisognerà scrivere codice a mano, ma basterà avere un infarinatura generale delle basi di HTML e CSS.

Non sapete nulla di questi due linguaggi?

Non è un problema per voi e per il team di Webflow: hanno preparato dei corsi completamente gratuiti per poter sfruttare le funzionalità della loro piattaforma. Nei loro corsi gratuiti vengono affrontate numerose tematiche come:

  • la costruzione di una landing page, importante per le attività che vogliono attuare campagne pubblicitarie online
  • come avere un sito ottimizzato in termini SEO
  • creare e gestire un e-commerce

Di sicuro avere una piena padronanza della piattaforma richiederà molto più tempo fra corsi e esercitazioni, ma il tempo dedicato nell’apprendere le funzionalità offerte da Webflow vi aiuteranno ad ottenere maggiori risultati, perché offrirete un servizio migliore a utenti e clienti.

PRO: numerose funzionalità, corsi gratuiti e supporto. Libera personalizzazione

CONTRO: richiede una basilare conoscenza dei tag HTML e di CSS, imparare tutte le funzionalità può richiedere più tempo rispetto alla media per i servizi competitor.

 

Conclusioni – Quali altri servizi conoscete?

Adesso conosci alcuni dei principali strumenti con cui poter lanciare se stessi o la propria azienda nel digital.  Conosci altri strumenti o ne hai sentito parlare? Cerchi opinioni e vorresti venissero approfonditi?  Faccelo sapere nei commenti e non dimenticare di iscriverti al blog di BIG per non perdere i prossimi aggiornamenti.

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Marketing

E-commerce e UX: 5 punti chiave per migliorare le vendite

E-commerce: qualche dato

I dati forniti dall’Osservatorio Mobile B2C Strategy del Politecnico di Milano parlano CHIARO: ben il 46% degli utenti smartphone ha acquistato un prodotto altrove a causa di un problema di usabilità dell’e-commerce da cui si voleva comprare.

Ha senso allora impegnarsi a migliorare la User Experience del nostro e-commerce rispetto al volume di vendite che possiamo generare? Certamente sì. Ma facciamo prima un passo indietro e vediamo qualche dato.

Secondo i dati contenuti nel rapporto e-commerce in Italia 2018 di Casaleggio Associati, circa il 27% della popolazione mondiale ha effettuato nel 2017 almeno un acquisto online: 1,79 miliardi di persone hanno speso in totale circa 2290 miliardi di dollari su piattaforme e-commerce.

Nel panorama mondiale quasi il 70% delle vendite sono avvenute in area Asiatica e statunitense, mentre nel vecchio continente, si sono spesi circa 660 miliardi di euro online.

Il mercato e-commerce B2C in Italia ha generato un fatturato di 35,1 miliardi di euro nel 2017, crescendo complessivamente dell’11% rispetto al 2016. Tutto questo fa ben sperare quindi nelle potenzialità date dall’e-commerce. Ma, come sempre, le cose vanno fatte bene. Torniamo un momento al primo dato che abbiamo visto:

Ben il 46% degli utenti smartphone ha acquistato un prodotto altrove a causa di un problema di usabilità dell’e-commerce da cui si voleva comprare.

Dobbiamo allora entrare nell’ordine di idee che non è sufficiente costruire una piattaforma e-commerce per svoltare e fare impennare le vendite. 

Molti siti e-commerce con un buon potenziale possono fallire infatti dopo un solo anno dalla loro creazione a causa della scarsa attenzione all’usabilità della piattaforma o di una strategia promozionale mal gestita. Oggi ci concentreremo sul primo problema: l’usabilità e la user experience.

Ti piacerebbe utilizzare questo tipo di visualizzazioni interattive sul tuo sito o nella tua azienda? Hai sentito parlare di Tableau e vuoi scoprirne potenzialità e funzioni? Più semplice di quanto credi! Scrivi a info@webig.net e risponderemo alle tue domande.

 

Indice dell’articolo:

 

L’importanza della User Experience

La User Experience comprende tutti gli aspetti dell’interazione dell’utente finale con l’azienda, i suoi servizi e i suoi prodotti. In questo articolo ci stiamo occupando in particolare dell’esperienza legata agli e-commerce e ai fattori che possiamo migliorare per incrementare le vendite, ed evitare il famoso 46% di abbandoni da mobile citato all’inizio.

È bene chiarire che per migliorare l’UX andiamo a lavorare principalmente sull’usabilità del sito.

L’usabilità è un attributo di qualità dell’UI (o interfaccia utente), e un sistema è definito usabile se è sostanzialmente facile da imparare, efficiente da usare, piacevole nell’utilizzo.

Per migliorare la UX e l’usabilità del proprio shop online si deve progettare l’intera piattaforma tenendo in considerazione moltissimi fattori, ma noi di BIG vi semplifichiamo la vita, selezionando le 5 principali aree critiche a cui prestare attenzione.

1 – Velocità

In una società che si muove sempre più velocemente il tempo di caricamento di una pagina non deve superare i 2 secondi.

ll tempo di caricamento di un sito web è così importante che Google, giustamente, considera la velocità di un sito come fattore determinante per il posizionamento nei risultati di ricerca.

Non solo, la web performance è una delle aree che Google considera strategiche da sempre, tant’è vero che viene dedicato ampio spazio all’argomento nelle conferenze tenute da Mountain View dedicate agli sviluppatori.

Consigliamo di attivare l’iscrizione ai nostri aggiornamenti perché parleremo anche di questo argomento, ma come sempre gli impazienti potranno attingere direttamente alla fonte.

Dagli atti della conferenza Google I/O 2018, l’intervento di Ewa Gasperowicz e Addy Osmani dal titolo Web Performance Made Easy

Google mette la velocità del sito al primo posto della piramide della UX.

parametri principali da valutare per una buona UX
Gerarchia dell’UX: quali parametri valutare maggiormente.

fonte: Google I/O

Una cattiva User Experience legata a una bassa velocità del sito può influenzare negativamente l’utente, ad esempio rendendolo molto più incline ad abbandonare le sue ricerche e le sue intenzioni di acquisto perché la pagina non carica abbastanza velocemente, e magari non visualizza elementi chiave come immagini del prodotto, una tabella taglie o pulsanti per l’aggiunta al carrello.

Come si fa a migliorare la velocità del proprio sito? L’ottimizzazione delle web performance può essere spinta molto in là, ma per fortuna ci sono alcuni punti chiave fondamentali che potete affrontare per migliorare da subito le vendite:

  • ottimizza le immagini: in un e-commerce sono presenti molte immagini, ed è bene controllare che siano salvate per il web, ma che mantengano allo stesso tempo qualità e definizione. Generalmente si consiglia 80/100 kb di dimensione. Utilizzi WordPress e wooCommerce? Ecco i nostri suggerimenti: ShortPixel Image OptimizerSmush Image Compression and OptimizationEWWW Image Optimizer. Shortpixel in realtà può essere integrato su qualsiasi sito e lo troviamo piuttosto strabiliante. Ne conoscete o suggerite altri? Spazio ai commenti! ;)
  • diminuisci le sorgenti esterne da caricare: combina stylesheet CSS diversi in un solo file, riduci gli script e i redirect. Tali parole suonano strane? In questo caso potresti dover chiedere aiuto al tuo sviluppatore di fiducia.
  • sfrutta la cache del browser: fa’ sì che le risorse statiche del sito rimangano “in memoria” nel browser dell’utente, permettendo un caricamento decisamente più veloce sia da mobile che da pc. La difficoltà di attuazione qui cambia in base al “motore” che fa girare il vostro sito web e dalle sue peculiarità.
  • ottimizza l’e-commerce per navigazione da mobile: assicurati che il sito sia facilmente accessibile e navigabile dallo smartphone. Secondo i dati forniti dal Politecnico di Milano nel 2018, nella sola Italia il 37% degli utenti internet utilizza esclusivamente lo smartphone per consultare siti, social e fare acquisti online. Non possiamo pensare di incrementare quindi le vendite senza curare al massimo il sito rispetto all’esperienza su mobile.

 

2 – Navigazione Intuitiva

Sul web non c’è nulla di più frustrante di non capire dove trovare un contenuto, specialmente in un e-commerce. All’interno di uno shop online tutto deve essere progettato pensando all’utente: voci di menù, sequenzialità delle pagine, immagini, una persona che arriva per la prima volta su un sito deve capire al volo dove trovare quello che cerca.

Progettare una navigazione semplice, ma allo stesso tempo coinvolgente è forse lo scoglio più difficile da raggiungere per la User Experience. Oltre alla piramide indicata da Google, ecco qualche suggerimento da tenere a mente.

  • click “standard”: con il passare del tempo alcuni aspetti degli e-commerce sono diventati una regola. Le immagini in home, i testi sulle immagini, le voci di menù, i box di anteprima di prodotti o servizi sono di norma cliccabili e re-indirizzano ad un’altra pagina; il logo del sito porta alla home e così via. Fai in modo che l’utente possa già prevedere il risultato di una sua qualsiasi azione.
  • funzionalità: tutti gli elementi di navigazione all’interno di uno shop online devono essere essenziali: molto spesso un design semplice è preferibile a uno più sofisticato, perché evita inutili distrazioni e rende l’utente più sicuro dei suoi clic e della sua navigazione.
  • percorso visibile: quando un utente visita più pagine prodotto all’interno di un e-commerce è di sicuro un buon segno: i contenuti sono evidentemente interessanti. Per far sì che navighi il più possibile all’interno del sito, e mantenere alta la sua attenzione è consigliabile mettere in evidenza il percorso che l’utente ha eseguito per arrivare dalla home alla pagina che sta visualizzando in quel momento, così da rendere veloce ritornare alla categoria di suo interesse.
  • “potrebbe anche interessarti” : spesso gli utenti navigano su un sito e-commerce per diletto, ma potrebbero essere convinti ad acquistare da un articolo simile a quello da loro cliccato. Suggerire articoli correlati è un nuovo trend che funziona molto bene e permette all’utente di navigare più pagine in maniera spontanea.
  • informazioni di supporto all’acquisto: è sempre un bene rendere disponibili in maniera semplice (e possibilmente esaustiva, in un’unica pagina) le informazioni relative a modalità di spedizione, pagamento, reso e in genere tutto ciò che rientra nel servizio che vogliamo fornire a chi acquista.
Labirinto disorientante.
No agli e-commerce labirinti!

Ecco come non dovrebbe mai presentarsi un e-commerce… un labirinto disorientante!

 

3 – Esaustività e chiarezza

Il vantaggio di un e-commerce è il fatto di essere consultabile 24/7, purtroppo però nella creazione dei contenuti per la piattaforma si deve tenere in conto che l’utente non può vedere dal vivo, toccare o misurare il prodotto o il servizio venduto.

Per questa ragione è fondamentale mostrare e descrivere i prodotti e beni in vendita il più dettagliatamente possibile.

  • immagini di qualità e da più prospettive: Amazon docet, ma sia chiaro che utilizzare foto di stock non è ammissibile. Bisogna mostrare la realtà del proprio prodotto, per evitare reclami e diminuire i resi e i rimborsi.
  • descrizioni dettagliate: quanto più si entra nel dettaglio, più sarà chiaro ciò che si vende. Una buona descrizione diminuisce i resi e aumenta il tasso di prodotti inseriti nel carrello, ma attenzione a parlare la stessa lingua dell’utente. Per migliorare la User Experience di un e-commerce B2C è infatti necessario essere esaustivi nelle descrizioni, utilizzando una terminologia facilmente comprensibile.
  • funzione cerca e filtri: se un e-commerce offre molti prodotti è fondamentale implementare e ottimizzare al massimo la funzione cerca nella barra di navigazione e i filtri di selezione.

 

4 – Semplifica il Checkout e l’inserimento dei dati

Negli ultimi mesi si è parlato moltissimo di dati sensibili e gli utenti sono ora molto consapevoli dell’importanza delle loro informazioni personali. Il checkout è l’operazione più sensibile e importante di tutta la navigazione: renderla veloce e pratica in pochissimi passaggi può fare la differenza, diminuendo il tasso di abbandono dei carrelli e incrementando quello di conversione.

Questi sono gli aspetti fondamentali per migliorare la User Experience in fase di login e checkout:

  • richiedere solo le informazioni veramente necessarie: durante il login è davvero necessario chiedere l’indirizzo di residenza? È consigliabile richiedere queste informazioni sensibili solamente nell’ultima fase di check out.
  • rendere disponibile il login attraverso altre piattaforme: ad esempio tramite account Google, Facebook o di altri social.
  • rendi possibile il checkout senza login: molti utenti stanno diventando sempre più diffidenti nel lasciare dati permanenti sul web.
  • obiettivo 3 passaggi: semplificare il più possibile semplice il percorso di navigazione dalla home al checkout, migliora la reputazione dello shop online ed è funzionale agli acquisti d’impulso.
  • prevedere una wishlist: pochissimi utenti acquistano su un sito senza prima consultarne altri. Per questo motivo è utile implementare e rendere ben visibile una lista dei desideri nella quale salvare i prodotti o servizi di interesse.
  • assicurarsi che i sistemi di web analytics funzionino al massimo: poter capire “dov’è l’inghippo” in fase di checkout può fare la differenza. Poter capire se ci siano solo determinati tipi di device che non convertono può rivelare un problema di design.

È fondamentale capire che tutti gli investimenti fatti per ottimizzare un e-commerce hanno sempre un ritorno positivo: stiamo lavorando sui clienti che abbiamo acquisito già o che acquisiamo grazie al lavoro svolto dal vostro marketing in passato. Stiamo quindi ottimizzando e migliorando i tassi di conversioni, e interverremo su aspetti che sono di sicuro migliorativi all’inizio, e sperimentali solo in una seconda fase.

5 – Impara dagli errori e dai dati

L’analisi dei risultati deve essere la tua arma segreta.

In queste prossime righe, capirai perché l’analisi dei dati ti permette di svolgere e risolvere i 4 punti precedenti. Con una giusta comprensione dei dati infatti sarai in grado di capire se stai lavorando bene o meno e questo è un grande vantaggio perché potrai valorizzare alcune azioni o modificarne altre.

Computer con grafici e dati
Data is God, ma solo se ben interpretati!

 

Prossimamente approfondiremo nello specifico ogni tema e vi forniremo istruzioni operative per cui raccomandiamo ancora l’iscrizione al BIG blog. Per chi ha fame di sapere ecco un’introduzione soft ma completa alla web analytics, che arriva anche a parlare di Google Data Studio e Matomo, a cura di Designers Italia.

Google Analytics potrebbe essere uno dei migliori strumenti a disposizione per comprendere cosa non funziona all’interno di una piattaforma e-commerce, ma non basta installare un codice nel sito.

Non dobbiamo accontentarci di produrre report, di leggere le tabelle di Analytics o di qualsiasi altro tool fornito dalla piattaforma di turno, e aspettarci che i numeri risolvano i nostri problemi: i numeri di certo vanno guardati, ma bisogna andare più in profondità e individuare i legami tra essi per assegnarvi un significato e fornire una interpretazione.

Dobbiamo diventare analisti: persone che estraggono conoscenza dai dati.

Come?

Un esempio può chiarire l’idea di partenza.

Il bounce rate è uno dei dati che possono essere indicativi della capacità di convertire di uno shop Online.

Perché gli utenti abbandonano? Le possibili risposte:

  • Sito troppo lento, o con problemi di visualizzazione: la pagina non riesce a caricare in un tempo soddisfacente, non mostra tutti gli elementi (magari proprio il pulsante aggiungi al carrello, o l’indicazione del prezzo), oppure la pagina non si carica proprio.
  • Aspetti SEO poco curati: il titolo e la descrizione comparsi nei risultati di ricerca non coincidono con quanto riportato sul sito.
  • Problema che lega catalogo prodotti e campagna di advertising: il prodotto pubblicizzato o alcune caratteristiche fondamentali (come il prezzo), non coincidono. Altra eventualità (ancora peggiore): il prodotto in campagna non è in realtà disponibile sul sito, perché esaurito o perché la pagina del prodotto semplicemente non esiste.

Cosa può essere migliorabile?

  • Velocità del sito: rifacimento del codice secondo criteri di web performance, ottimizzazione del CMS e della configurazione della piattaforma.
  • On-site SEO: per individuare i macro-problemi e farsi un’idea, va bene anche cominciare con il Website Grader di HubSpot. Dovrà seguire un’operazione di SEO Audit (noi la offriamo gratuitamente nel nostro Digital Marketing free check-up), che tra i vari aspetti esamina il codice del sito in funzione della lettura che ne farà il bot di Google.
  • Generazione del catalogo e ordinamento prodotti: assicuriamoci che il catalogo del nostro e-commerce sia sempre in ordine. Assicuriamoci di non avere duplicazioni, item ridondanti, e di aver utilizzato correttamente le tassonomie. Controlliamo che il software che si occupa di generare il catalogo (spesso è un file XML) lavori come previsto.

Quale fascia di utenti ha un tasso di abbandono maggiore e in quale fase di navigazione gli utenti lasciano il sito? La parola chiave, che spesso torna quando parliamo di insiemi di utenti, è SEGMENTAZIONE. La difficoltà della segmentazione non è nel “come si fa”, ma nel “perché”. Vi suggeriamo tre perché che potrete utilizzare da subito.

  • Segmentazione secondo categoria prodotti: creiamo dei segmenti nel nostro tool di web analytics in base ai contenuti visualizzati. Andremo a valutare il comportamento degli utenti rispetto al catalogo che offriamo. Magari scopriremo che alcuni prodotti hanno proprio l’effetto di far fuggire gli utenti. Andremo a controllare manualmente tutte le pagine anomale sotto questo punto di vista. Magari scopriremo che ci è scappato un “lorem ipsum” di troppo nella descrizione, link a immagini non funzionanti, link alla pagina “chi siamo” non funzionanti, e che questo ha fatto impaurire gli utenti circa l’affidabilità del nostro e-commerce.
  • Segmentazione secondo device: dobbiamo assicurarci che la tipologia di device non influenzi più di tanto il tasso di conversione dell’e-commerce. In caso contrario, faremo attenzione a fare degli esperimenti per capire se ci può essere un problema di visualizzazione o compatibilità.
  • Segmentazione secondo fonte del traffico: qui ci avviciniamo al campo minato dell’attribuzione, senza entrarci. Dobbiamo però essere in grado di dare un’interpretazione ai dati che illustrano il comportamento degli utenti in base al mezzo di origine del traffico. Se, per esempio, riscontriamo differenze sostanziali riguardo il comportamento degli utenti che ci trovano attraverso la ricerca organica contro quelli che ci trovano attraverso i social, beh. Dobbiamo farci delle domande, testare, verificare, e fornire le risposte.

Un Data Scientist può essere una figura fondamentale per l’interpretazione dei dati e/o per formare il personale della vostra organizzazione.

Con l’apporto di un Data Scientist sarete in grado di ottenere una panoramica completa sui comportamenti degli utenti all’interno del vostro sito e sulle loro abitudini di acquisto (non sai da dove cominciare? Puoi farlo con l’analisi RFM).

Come fare a individuare la specialista o lo specialista dei dati che fa per voi? I veri professionisti dei dati sanno esattamente formulare un piano d’azione mirato, rispetto alle richieste del settore nel quale si opera, alle caratteristiche dell’azienda e alle sue modalità di organizzazione.

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CNA Network Business Day 2018

Il 5 dicembre saremo al CNA Network Business Day alla fiera di Modena. 

Anche quest’anno è arrivato l’evento di speed dating tra aziende promosso da CNA Emilia-Romagna. Si tratta di un’intensa giornata per conoscere nuove persone e per promuovere lo  scambio di contatti e idee.

Abbiamo tante sorprese in serbo per voi, ma tutte al servizio di due soli concetti chiave: inbound marketing e strategie data-driven.

Ci vediamo a Modena!