Categorie
Marketing

Come Google cambierà di nuovo le nostre vite: il nuovo Google Shopping

Come Google cambierà di nuovo le nostre vite: il nuovo Google Shopping 

Google sta puntando il “mondo offline e con il nuovo Google Shopping rivoluzionerà le nostre vite, di nuovo. Proprietari di negozi locali: state attenti, parlo con voi, qui c’è qualcosa di molto interessante che bolle in pentola, provate a guardare il punto 3 di questo articolo. 

 

Ecco la sintesi degli argomenti, lo so che sei di fretta, scegli tu cosa approfondire:

 

  1. La news: Google Shopping negli USA, quali sono le vere intenzioni di Google?
  2. Persone: come Google Shopping cambierà le nostre abitudini d’acquisto
  3. Retailer Locali: cosa succederà a chi ha un negozio fisico 
  4. Features: i 5 principali elementi di Google Shopping
  5. Fonti e link di approfondimento

 

La news: Google Shopping negli USA, quali sono le vere intenzioni di Google?

 

Annunciato a maggio, il nuovo Google Shopping è diventato realtà il 3 ottobre con il lancio ufficiale negli USA. Secondo Forbes la mossa di Google nasce dalla necessità di competere con Amazon, che ha portato gli investitori pubblicitari a spostare sulla piattaforma di Bezos budget consistenti per l’advertising di prodotto.

 

Ma questa non è l’unica ragione: con Shopping Google ha deciso di puntare veramente in alto. Dopo essere diventato il nostro assistente personale in quasi ogni ambito della nostra vita – dalle email, al calendario, fino a diventare assistente di viaggio – oggi mira ad essere il nostro “assistente agli acquisti”, per riprendere la lucida lettura di Giorgio Taverniti. 

 

Tutto l’articolo prende spunto dal video di Giorgio: vi consiglio di guardarlo attentamente se volete approfondire le principali implicazioni di tutta la questione e avere uno sguardo più lucido sulle azioni di Google.

 

 

 

E in Italia? Per ora non non sappiamo quando Google Shopping arriverà da noi, ma sicuramente vogliamo farci trovare pronti

 

Persone: come Google Shopping cambierà le nostre abitudini d’acquisto

Per dare un quadro di come la nostra vita potrebbe cambiare grazie a Google Shopping vorrei fare un esempio.

 

Immagina di trovarti in questa situazione: sei appena uscito dal lavoro e non hai fatto altro che correre tutto il giorno. Finalmente riesci a guardare un attimo il telefono e “orrore!Google Calendar ti manda una notifica: oggi è il compleanno del tuo migliore amico e te ne eri scordato! Niente panico, sei ancora in tempo per rimediare. Hai ancora un’ora prima che lui esca dal lavoro. Apri subito Google Maps e cerchi un bel locale per una cena: trovato. Ottime recensioni, il posto è vicino e le foto ti mostrano piatti da favola. Manca solo un piccolo dettaglio: il regalo. Per fortuna ti ricordi che qualche giorno fa ti aveva parlato del nuovo libro del suo scrittore preferito. Ma come acquistarlo in tempo? Google Shopping ti permetterà di cercare il libro nei negozi vicino a te e di confrontare i prezzi. Amicizia salva!

Diciamoci la verità, ormai chiediamo tutto a Google, ci affidiamo a “lui” come se fosse una persona (cosa ovviamente falsa). Ma la possibilità di avere uno strumento che è sempre in grado di darci una risposta, e spesso accurata, ha cambiato radicalmente i nostri comportamenti. Quante volte abbiamo cercato un ristorante sfruttando i suggerimenti di Maps, quante volte ci siamo ricordati di avvenimenti importanti perché il nostro Google Calendar ci ha mandato la notifica anti-figuraccia per tempo? 

 

Il nuovo Google Shopping avrà un impatto del genere: ci permetterà di avere accesso immediato al prodotto che ci serve, sfruttando la potenza del motore di ricerca Google. A quel punto potremo decidere di tenerne monitorato il prezzo, acquistarlo direttamente dalla piattaforma, o di cercarlo nel negozio più vicino a noi.

Retailer Locali: cosa succederà a chi ha un negozio fisico 

Arriviamo a quelle che sono probabilmente le implicazioni più interessanti di tutta la faccenda Google Shopping: le nuove opportunità per i retailer locali.

 

Ormai da anni Google sta mettendo a disposizione degli utenti tanti strumenti gratuiti che permettono ai piccoli retailer di avere un canale fondamentale per farsi conoscere dalle persone e fare inbound in modo “naturale”. (Per sapere meglio cos’è l’inbound puoi leggere il nostro articolo ad hoc). Pensiamo, per esempio, a Google My Business che permette di avere una scheda personalizzata per mettersi in contatto con i propri potenziali clienti, anche senza avere un sito vero e proprio.

 

Con Shopping, Google fa un passo avanti nella rivoluzione degli acquisti offline: i vostri potenziali clienti potranno infatti avere accesso immediato ai vostri prodotti.

 

Torniamo alla scena del paragrafo precedente per capire meglio, ma invertiamo i ruoli: un tuo potenziale cliente è tutto indaffarato a cercare il regalo di compleanno per il suo amico.  Dopo un po’ di ragionamenti, si è deciso per un libro uscito da poco, proprio quello che hai esposto stamattina in vetrina nelle nuove uscite. Con Google Shopping gli basterà digitare il titolo del libro nella barra di ricerca per scoprire subito che potrebbe acquistarlo proprio nel tuo negozio che si trova a pochi metri.

 

Google Shopping diventa così una risorsa fondamentale per chi ha negozi fisici: dà valore alle realtà locali, suggerendo alle persone i luoghi e le migliori opportunità vicine a loro. Bisogna abbandonare l’idea di un Google come “nemico” delle piccole realtà locali! Anzi, i dati ufficiali ci confermano che le abitudini di acquisto degli utenti hanno ormai integrato Google a livello viscerale

  • il 49% dei consumatori utilizza Google per scoprire o trovare un nuovo brand
  • l’88% dei consumatori che sono stati in un negozio fisico nell’ultima settimana dichiarano di avere prima fatto ricerche sul web (leggi: ricerche su Google)

Si parla di numeri pazzeschi, che non possiamo ignorare se vogliamo rimanere al passo con i tempi, ma soprattutto, se vogliamo rimanere vicino ai nostri clienti.

 

I 5 principali elementi di Google Shopping

Per chiarezza e completezza affrontiamo passo passo le novità introdotte con Shopping:

 

  1. Price tracking
  2. Localizzazione
  3. Acquisto diretto con garanzia Google
  4. Personalizzazione
  5. Ispirazione

 

Price tracking

Da oggi potremo decidere di tenere traccia delle variazioni di prezzo di un prodotto che ci interessa: Google ci invierà una notifica quando il prezzo subisce un crollo vantaggioso.

https://storage.googleapis.com/gweb-uniblog-publish-prod/original_images/GIF6_GS_Keynote_Pricetracking-with-notification-1345×1280.gif

 

Non dovremo più preoccuparci di impazzire guardando continuamente i prezzi di quell’oggetto di cui proprio abbiamo bisogno: Google lo farà per noi. 

Localizzazione

 

Con “localizzazione” intendiamo il fatto che Google ci indicherà dove possiamo trovare un prodotto anche nei negozi fisici. Come abbiamo visto approfonditamente al paragrafo sui cambiamenti per i retailer locali. Ormai non possiamo più distinguere una cosiddetta “vita virtuale” da una “reale”, si parla più correttamente di online e offline, ma Google sta abbattendo queste barriere. Le nuove tecnologie fanno parte di noi ad un livello profondissimo e cambiano le nostre abitudini. Google lo sa, tanto che definisce sé stesso un lifesaver:

 

“Google Shopping lets you filter for nearby products, so you can find local stores that carry what you need and see whether they have it in stock. This feature could be a lifesaver if you find yourself looking for a last minute gift for the holidays and shipping just won’t cut it.”

 

(Google Shopping ti permette di filtrare i prodotti disponibili localmente secondo un criterio di prossimità, in modo da poter trovare i negozi che hanno ciò di cui hai bisogno e di verificarne l’effettiva disponibilità in magazzino. Questa funzione potrebbe essere un salvavita se vi trovate alla ricerca di un regalo dell’ultimo minuto per le vacanze e i tempi di spedizione non vi permettono di effettuare un acquisto online)

https://storage.googleapis.com/gweb-uniblog-publish-prod/images/Screen3_GS_PressKit_LocalResults_Codenames.max-1000x1000_BEePrMJ.png

Acquisto diretto con garanzia Google

Se c’è “qualcuno” di cui davvero ci fidiamo è Google, dobbiamo ammetterlo. Ed è proprio su questo che fa leva la prossima feature: l’acquisto diretto del prodotto tramite Google Shopping con l’aggiunta della “garanzia Google”. Potremo fare i nostri acquisti da diversi store direttamente e senza lasciare la piattaforma. Il checkout sarà basato sul nostro account Google, quindi rapido e sicuro e ogni acquisto entrerà sotto l’egida delle politiche di assistenza di Google, dalla customer care ai resi e rimborsi. 

 

https://storage.googleapis.com/gweb-uniblog-publish-prod/original_images/Buying_on_Google_Google_Shopping.gif

 

Personalizzazione

Niente di nuovo sotto il sole per la personalizzazione: ormai Google “sa tutto di noi” e anche le SERP sono personalizzate per ogni utente. Dire che Google Shopping sarà unica per per ogni utente, quindi, non ci stupisce. Google cercherà sempre di proporci risultati che ci possano piacere, altrimenti andremmo a cercare una risposta alle nostre esigenze altrove! Del resto riesce davvero a semplificarci la vita.

via GIPHY

Google e noi: una love story assicurata dalla condivisione dei dati.

 

Ispirazione o style inspiration

Ho lasciato questa feature per ultima perché è la meno determinante a mio avviso, anche se resta comunque interessante. Tramite Google Lens potremo infatti inquadrare un prodotto e vedere come altre persone lo hanno utilizzato per esempio per realizzare un outfit, e da lì acquistare il resto dei prodotti. Un po’ come “Shop the look” su Pinterest.

Fonti e link di approfondimento

 

  • Blog di Google – Find the best prices and places to buy with Google Shopping

https://www.blog.google/products/shopping/find-best-prices-and-places-buy-google-shopping/

  • Video di Giorgio Taverniti – P-A-Z-Z-E-S-C-O il nuovo Google Shopping! Amazon e Comparatori nel mirino 

https://www.youtube.com/watch?v=XORN0OYq1Os 

  • Forum GT – Google Shopping: la nuova versione punta Amazon. Ricerca anche nei negozi fisici!

http://www.giorgiotave.it/forum/internet-news/261041-google-shopping-la-nuova-versione-punta-amazon-ricerca-anche-nei-negozi-fisici.html

 

 

 

Categorie
Marketing

How to get a negligible Cost per Lead on Facebook by focusing on brand values: two B2C success case studies.

This article originally appeared in Italian here and written by Anna Kala, translated by Cosimo D’Amicis.

In this article, we explain how we got a Cost per Lead as low as 1.60€ and 0.18€,
by focusing on our clients’ values and mission

 

Our clients are always asking us to help them increase the number of qualified contacts while keeping the lead generation process coherent and relevant to their offer.

Three steps to advertising campaign success

To do so, we analyze the business needs, then we audit the brand and interview our client until we are perfectly aligned with their mission and values. Once done, we discuss about what we call the Marketing Key Points:

  • Target definition (by demographics, interests, geolocation,…)
  • Drawing the winning card from the potentially endless landscape of marketing tools, creativity efforts and so on

 

 

We immediately thought about making a Facebook Ads campaign our best ally, and we are here to show you the results we have achieved.
The economic sector is Agriculture for both companies, but they run different business, catering to different target and needs.

 

The first case is about Arvaia, an agricultural cooperative in Bologna founded by citizens for citizens. The second one is about AgricolBio a gardening tools e-commerce that sells and ships its goods throughout Italy.

Lead Generation and Facebook

According to Wikipedia, In marketing, lead generation(/ˈld/) is the initiation of consumer interest or inquiry into products or services of a business. Leads can be created for purposes such as list building, e-newsletter list acquisition or for sales leads.

And so far, I’d say that’s it!

What are the ways to implement a lead generation? The possibilities are potentially endless: a form on your web page, a LinkedIn campaign, the simplest and most trivial face-to-face “Hey you, I see you’re interested, why don’t we exchange business cards?” Among the various tools there is also Facebook which can be mainly used in two different ways:

  • Traffic generation to an external landing page managed by the company, where we will have a contact form
  • Facebook’s native lead generation campaign

With traffic generation, we own the landing page which is a full-blown web page which we can customize and adapt to brand guidelines. We will add text and graphic elements to help the customers understand the offer.

With Facebook’s native lead generation, there is a big advantage: we can customize the form fields and some of them will be pre-filled by the platform. We cannot customize its looks and can only add a limited amount of custom text, but the friction is greatly reduced as the user already knows how Facebook works.

From a marketer’s standpoint, the greatest thing is that Facebook lets us create custom audiences based on people which have interacted with the form (which enables us to build lookalike audiences that could make our marketing ROI skyrocket!). The generated leads can also be pushed to the most popular CRMs by Facebook, so you don’t have to manually type in things and can also fire your marketing automation!

After analyzing our clients’ requirements, their marketing stack, and their business model and needs, we have opted for a Native Facebook Lead Generation campaign type.

How to achieve a negligible CPL (Cost per Lead) 

Our client: Arvaia

Let’s start with the first case: Arvaia. It is a cooperative farm in Bologna founded by citizens to go back to “a citizen agricultural model that guarantees income for those who work and healthy food accessible to all through the solidarity mechanisms of the Community that supports agriculture”. Arvaia core values are organic, proximity and ecology.

Arvaia’s objective was to make itself better known, to increase its brand awareness, and to find people interested in participating in the life and mission of the cooperative. We have agreed about these marketing key points with our client:

  • geo-target the audience on a precise and limited area target specific interests related to ecology and organic food
  • focus on communicating Arvaia’s unique mission in campaign creatives, betting on this as the winning card for the entire campaign

The launch day comes, and we look at the campaign design: it’s very simple. The structure is traditional with two ad groups, targeted to lovers of organic produce, with an interest in ecology. Each ad group includes two types of ads with different creativity sets, based on image variation, as you can see in the example.

The campaign lasted 9 days, but not in a row. Why? We had a problem: too many relevant leads were coming in, and our client could not handle them all! That’s why after four days we paused the campaign to allow Arvaia to contact personally all those who had left their contacts. We decided to do this to be consistent with the cooperative’s mission to recreate a community environment.

After a few weeks, we reactivated the campaign and, this time too, the contacts just flooded in! In the total 9 days of campaign activity, we managed to get 118 interested people, with an average Cost per Lead of 1.60 €, with a total expense of 188.80 €.

 

Our client: AgricolBio

And here we are with the second client that asked us how do we generate leads to grow our email list while keeping it cost-effective? They are AgricolBio, a retailer with strong local brand recognition in the province of Enna (Sicily), and online e-commerce of tools and everything else you need for gardening and agriculture, catering to hobbyists and professionals.

The purpose of their lead generation was, in this case, to increment the number of their newsletter subscribers, while keeping the cost as low as possible to allow for a sustainable marketing cost in the long run. We factored in product demand, and the e-commerce stats such as average order value, customer segmentation by RFM analysis, CLV and CAC, conversion rates and email marketing performance.

To make the newsletter appealing to the customers, we wanted to focus on the concept of value exchange: we worked with AgricolBio to create something of added value, something that we could distribute digitally, and something that would compare to something their customer base would buy and pay for.

After researching all these “somethings” :) we chose a technical e-book content offer about grafting and pruning was our winning card. We built two ad sets, targeted to different audiences: a simple Lookalike Audience expanded to Italy’s territory, and an interest-based target audience based on specific terms such as grafting, pruning, and agrarian/agriculture.

The creative assets were similar, based on an attractive image that attracted attention. We analyzed the pruning and grafting activities and their characteristics, to find that they are typical activities of the cold months! ;))

The ad copy was designed to be consistent with AgricolBio’s Facebook page, which is edited by the client itself. We found that their tone of voice uses a lot of emojis and capital letters, and we used those to keep the brand voice aligned to the one their audience is already listening to.

We focused on the concept of not leaving alone your garden in the winter, followed by a simple CTA: download the free guides to find out how to correctly perform pruning and grafting.

A little help of realtime marketing can really improve your ad relevance! Winter was indeed about to come and injecting some GoT elements was mandatory!

 

And our dear Facebook did not disappoint us this time, bringing us 210 leads in just 4 days, a total expenditure of 37.80 € and an average Cost per Lead of a merely 0.18 €!

 

 

Conclusions

Was it worth it? I would say so!

Native Facebook Lead Generation is something you really will want to integrate into your marketing. When you’re aligned with the brand’s mission and core values, it is seamless for the user to leave their contact details in this way, and it can prove really successful for the business.

If you wanna be successful as well, you have to nail the correct combination of things you ask for in the contact form.

Allow your forms to ask only for useful information for your clients such as name, email contact and phone number, without inflating it with too many requests.

Keep your title, ad copy and contact form text strictly relevant to the activity you’re pushing, and adherent to the values that you want your leads to respond to.

Facebook has proved to be an ideal ally in lead generation for B2C, without spending a fortune.

 

If you have come so far, leave us a comment below, and let us know what you think of the lead generation on Facebook: have you ever tried it?
Did you meet your business goals?

 

Categorie
Marketing

E-commerce e UX: 5 punti chiave per migliorare le vendite

E-commerce: qualche dato

I dati forniti dall’Osservatorio Mobile B2C Strategy del Politecnico di Milano parlano CHIARO: ben il 46% degli utenti smartphone ha acquistato un prodotto altrove a causa di un problema di usabilità dell’e-commerce da cui si voleva comprare.

Ha senso allora impegnarsi a migliorare la User Experience del nostro e-commerce rispetto al volume di vendite che possiamo generare? Certamente sì. Ma facciamo prima un passo indietro e vediamo qualche dato.

Secondo i dati contenuti nel rapporto e-commerce in Italia 2018 di Casaleggio Associati, circa il 27% della popolazione mondiale ha effettuato nel 2017 almeno un acquisto online: 1,79 miliardi di persone hanno speso in totale circa 2290 miliardi di dollari su piattaforme e-commerce.

Nel panorama mondiale quasi il 70% delle vendite sono avvenute in area Asiatica e statunitense, mentre nel vecchio continente, si sono spesi circa 660 miliardi di euro online.

Il mercato e-commerce B2C in Italia ha generato un fatturato di 35,1 miliardi di euro nel 2017, crescendo complessivamente dell’11% rispetto al 2016. Tutto questo fa ben sperare quindi nelle potenzialità date dall’e-commerce. Ma, come sempre, le cose vanno fatte bene. Torniamo un momento al primo dato che abbiamo visto:

Ben il 46% degli utenti smartphone ha acquistato un prodotto altrove a causa di un problema di usabilità dell’e-commerce da cui si voleva comprare.

Dobbiamo allora entrare nell’ordine di idee che non è sufficiente costruire una piattaforma e-commerce per svoltare e fare impennare le vendite. 

Molti siti e-commerce con un buon potenziale possono fallire infatti dopo un solo anno dalla loro creazione a causa della scarsa attenzione all’usabilità della piattaforma o di una strategia promozionale mal gestita. Oggi ci concentreremo sul primo problema: l’usabilità e la user experience.

Ti piacerebbe utilizzare questo tipo di visualizzazioni interattive sul tuo sito o nella tua azienda? Hai sentito parlare di Tableau e vuoi scoprirne potenzialità e funzioni? Più semplice di quanto credi! Scrivi a info@webig.net e risponderemo alle tue domande.

 

Indice dell’articolo:

 

L’importanza della User Experience

La User Experience comprende tutti gli aspetti dell’interazione dell’utente finale con l’azienda, i suoi servizi e i suoi prodotti. In questo articolo ci stiamo occupando in particolare dell’esperienza legata agli e-commerce e ai fattori che possiamo migliorare per incrementare le vendite, ed evitare il famoso 46% di abbandoni da mobile citato all’inizio.

È bene chiarire che per migliorare l’UX andiamo a lavorare principalmente sull’usabilità del sito.

L’usabilità è un attributo di qualità dell’UI (o interfaccia utente), e un sistema è definito usabile se è sostanzialmente facile da imparare, efficiente da usare, piacevole nell’utilizzo.

Per migliorare la UX e l’usabilità del proprio shop online si deve progettare l’intera piattaforma tenendo in considerazione moltissimi fattori, ma noi di BIG vi semplifichiamo la vita, selezionando le 5 principali aree critiche a cui prestare attenzione.

1 – Velocità

In una società che si muove sempre più velocemente il tempo di caricamento di una pagina non deve superare i 2 secondi.

ll tempo di caricamento di un sito web è così importante che Google, giustamente, considera la velocità di un sito come fattore determinante per il posizionamento nei risultati di ricerca.

Non solo, la web performance è una delle aree che Google considera strategiche da sempre, tant’è vero che viene dedicato ampio spazio all’argomento nelle conferenze tenute da Mountain View dedicate agli sviluppatori.

Consigliamo di attivare l’iscrizione ai nostri aggiornamenti perché parleremo anche di questo argomento, ma come sempre gli impazienti potranno attingere direttamente alla fonte.

Dagli atti della conferenza Google I/O 2018, l’intervento di Ewa Gasperowicz e Addy Osmani dal titolo Web Performance Made Easy

Google mette la velocità del sito al primo posto della piramide della UX.

parametri principali da valutare per una buona UX
Gerarchia dell’UX: quali parametri valutare maggiormente.

fonte: Google I/O

Una cattiva User Experience legata a una bassa velocità del sito può influenzare negativamente l’utente, ad esempio rendendolo molto più incline ad abbandonare le sue ricerche e le sue intenzioni di acquisto perché la pagina non carica abbastanza velocemente, e magari non visualizza elementi chiave come immagini del prodotto, una tabella taglie o pulsanti per l’aggiunta al carrello.

Come si fa a migliorare la velocità del proprio sito? L’ottimizzazione delle web performance può essere spinta molto in là, ma per fortuna ci sono alcuni punti chiave fondamentali che potete affrontare per migliorare da subito le vendite:

  • ottimizza le immagini: in un e-commerce sono presenti molte immagini, ed è bene controllare che siano salvate per il web, ma che mantengano allo stesso tempo qualità e definizione. Generalmente si consiglia 80/100 kb di dimensione. Utilizzi WordPress e wooCommerce? Ecco i nostri suggerimenti: ShortPixel Image OptimizerSmush Image Compression and OptimizationEWWW Image Optimizer. Shortpixel in realtà può essere integrato su qualsiasi sito e lo troviamo piuttosto strabiliante. Ne conoscete o suggerite altri? Spazio ai commenti! ;)
  • diminuisci le sorgenti esterne da caricare: combina stylesheet CSS diversi in un solo file, riduci gli script e i redirect. Tali parole suonano strane? In questo caso potresti dover chiedere aiuto al tuo sviluppatore di fiducia.
  • sfrutta la cache del browser: fa’ sì che le risorse statiche del sito rimangano “in memoria” nel browser dell’utente, permettendo un caricamento decisamente più veloce sia da mobile che da pc. La difficoltà di attuazione qui cambia in base al “motore” che fa girare il vostro sito web e dalle sue peculiarità.
  • ottimizza l’e-commerce per navigazione da mobile: assicurati che il sito sia facilmente accessibile e navigabile dallo smartphone. Secondo i dati forniti dal Politecnico di Milano nel 2018, nella sola Italia il 37% degli utenti internet utilizza esclusivamente lo smartphone per consultare siti, social e fare acquisti online. Non possiamo pensare di incrementare quindi le vendite senza curare al massimo il sito rispetto all’esperienza su mobile.

 

2 – Navigazione Intuitiva

Sul web non c’è nulla di più frustrante di non capire dove trovare un contenuto, specialmente in un e-commerce. All’interno di uno shop online tutto deve essere progettato pensando all’utente: voci di menù, sequenzialità delle pagine, immagini, una persona che arriva per la prima volta su un sito deve capire al volo dove trovare quello che cerca.

Progettare una navigazione semplice, ma allo stesso tempo coinvolgente è forse lo scoglio più difficile da raggiungere per la User Experience. Oltre alla piramide indicata da Google, ecco qualche suggerimento da tenere a mente.

  • click “standard”: con il passare del tempo alcuni aspetti degli e-commerce sono diventati una regola. Le immagini in home, i testi sulle immagini, le voci di menù, i box di anteprima di prodotti o servizi sono di norma cliccabili e re-indirizzano ad un’altra pagina; il logo del sito porta alla home e così via. Fai in modo che l’utente possa già prevedere il risultato di una sua qualsiasi azione.
  • funzionalità: tutti gli elementi di navigazione all’interno di uno shop online devono essere essenziali: molto spesso un design semplice è preferibile a uno più sofisticato, perché evita inutili distrazioni e rende l’utente più sicuro dei suoi clic e della sua navigazione.
  • percorso visibile: quando un utente visita più pagine prodotto all’interno di un e-commerce è di sicuro un buon segno: i contenuti sono evidentemente interessanti. Per far sì che navighi il più possibile all’interno del sito, e mantenere alta la sua attenzione è consigliabile mettere in evidenza il percorso che l’utente ha eseguito per arrivare dalla home alla pagina che sta visualizzando in quel momento, così da rendere veloce ritornare alla categoria di suo interesse.
  • “potrebbe anche interessarti” : spesso gli utenti navigano su un sito e-commerce per diletto, ma potrebbero essere convinti ad acquistare da un articolo simile a quello da loro cliccato. Suggerire articoli correlati è un nuovo trend che funziona molto bene e permette all’utente di navigare più pagine in maniera spontanea.
  • informazioni di supporto all’acquisto: è sempre un bene rendere disponibili in maniera semplice (e possibilmente esaustiva, in un’unica pagina) le informazioni relative a modalità di spedizione, pagamento, reso e in genere tutto ciò che rientra nel servizio che vogliamo fornire a chi acquista.
Labirinto disorientante.
No agli e-commerce labirinti!

Ecco come non dovrebbe mai presentarsi un e-commerce… un labirinto disorientante!

 

3 – Esaustività e chiarezza

Il vantaggio di un e-commerce è il fatto di essere consultabile 24/7, purtroppo però nella creazione dei contenuti per la piattaforma si deve tenere in conto che l’utente non può vedere dal vivo, toccare o misurare il prodotto o il servizio venduto.

Per questa ragione è fondamentale mostrare e descrivere i prodotti e beni in vendita il più dettagliatamente possibile.

  • immagini di qualità e da più prospettive: Amazon docet, ma sia chiaro che utilizzare foto di stock non è ammissibile. Bisogna mostrare la realtà del proprio prodotto, per evitare reclami e diminuire i resi e i rimborsi.
  • descrizioni dettagliate: quanto più si entra nel dettaglio, più sarà chiaro ciò che si vende. Una buona descrizione diminuisce i resi e aumenta il tasso di prodotti inseriti nel carrello, ma attenzione a parlare la stessa lingua dell’utente. Per migliorare la User Experience di un e-commerce B2C è infatti necessario essere esaustivi nelle descrizioni, utilizzando una terminologia facilmente comprensibile.
  • funzione cerca e filtri: se un e-commerce offre molti prodotti è fondamentale implementare e ottimizzare al massimo la funzione cerca nella barra di navigazione e i filtri di selezione.

 

4 – Semplifica il Checkout e l’inserimento dei dati

Negli ultimi mesi si è parlato moltissimo di dati sensibili e gli utenti sono ora molto consapevoli dell’importanza delle loro informazioni personali. Il checkout è l’operazione più sensibile e importante di tutta la navigazione: renderla veloce e pratica in pochissimi passaggi può fare la differenza, diminuendo il tasso di abbandono dei carrelli e incrementando quello di conversione.

Questi sono gli aspetti fondamentali per migliorare la User Experience in fase di login e checkout:

  • richiedere solo le informazioni veramente necessarie: durante il login è davvero necessario chiedere l’indirizzo di residenza? È consigliabile richiedere queste informazioni sensibili solamente nell’ultima fase di check out.
  • rendere disponibile il login attraverso altre piattaforme: ad esempio tramite account Google, Facebook o di altri social.
  • rendi possibile il checkout senza login: molti utenti stanno diventando sempre più diffidenti nel lasciare dati permanenti sul web.
  • obiettivo 3 passaggi: semplificare il più possibile semplice il percorso di navigazione dalla home al checkout, migliora la reputazione dello shop online ed è funzionale agli acquisti d’impulso.
  • prevedere una wishlist: pochissimi utenti acquistano su un sito senza prima consultarne altri. Per questo motivo è utile implementare e rendere ben visibile una lista dei desideri nella quale salvare i prodotti o servizi di interesse.
  • assicurarsi che i sistemi di web analytics funzionino al massimo: poter capire “dov’è l’inghippo” in fase di checkout può fare la differenza. Poter capire se ci siano solo determinati tipi di device che non convertono può rivelare un problema di design.

È fondamentale capire che tutti gli investimenti fatti per ottimizzare un e-commerce hanno sempre un ritorno positivo: stiamo lavorando sui clienti che abbiamo acquisito già o che acquisiamo grazie al lavoro svolto dal vostro marketing in passato. Stiamo quindi ottimizzando e migliorando i tassi di conversioni, e interverremo su aspetti che sono di sicuro migliorativi all’inizio, e sperimentali solo in una seconda fase.

5 – Impara dagli errori e dai dati

L’analisi dei risultati deve essere la tua arma segreta.

In queste prossime righe, capirai perché l’analisi dei dati ti permette di svolgere e risolvere i 4 punti precedenti. Con una giusta comprensione dei dati infatti sarai in grado di capire se stai lavorando bene o meno e questo è un grande vantaggio perché potrai valorizzare alcune azioni o modificarne altre.

Computer con grafici e dati
Data is God, ma solo se ben interpretati!

 

Prossimamente approfondiremo nello specifico ogni tema e vi forniremo istruzioni operative per cui raccomandiamo ancora l’iscrizione al BIG blog. Per chi ha fame di sapere ecco un’introduzione soft ma completa alla web analytics, che arriva anche a parlare di Google Data Studio e Matomo, a cura di Designers Italia.

Google Analytics potrebbe essere uno dei migliori strumenti a disposizione per comprendere cosa non funziona all’interno di una piattaforma e-commerce, ma non basta installare un codice nel sito.

Non dobbiamo accontentarci di produrre report, di leggere le tabelle di Analytics o di qualsiasi altro tool fornito dalla piattaforma di turno, e aspettarci che i numeri risolvano i nostri problemi: i numeri di certo vanno guardati, ma bisogna andare più in profondità e individuare i legami tra essi per assegnarvi un significato e fornire una interpretazione.

Dobbiamo diventare analisti: persone che estraggono conoscenza dai dati.

Come?

Un esempio può chiarire l’idea di partenza.

Il bounce rate è uno dei dati che possono essere indicativi della capacità di convertire di uno shop Online.

Perché gli utenti abbandonano? Le possibili risposte:

  • Sito troppo lento, o con problemi di visualizzazione: la pagina non riesce a caricare in un tempo soddisfacente, non mostra tutti gli elementi (magari proprio il pulsante aggiungi al carrello, o l’indicazione del prezzo), oppure la pagina non si carica proprio.
  • Aspetti SEO poco curati: il titolo e la descrizione comparsi nei risultati di ricerca non coincidono con quanto riportato sul sito.
  • Problema che lega catalogo prodotti e campagna di advertising: il prodotto pubblicizzato o alcune caratteristiche fondamentali (come il prezzo), non coincidono. Altra eventualità (ancora peggiore): il prodotto in campagna non è in realtà disponibile sul sito, perché esaurito o perché la pagina del prodotto semplicemente non esiste.

Cosa può essere migliorabile?

  • Velocità del sito: rifacimento del codice secondo criteri di web performance, ottimizzazione del CMS e della configurazione della piattaforma.
  • On-site SEO: per individuare i macro-problemi e farsi un’idea, va bene anche cominciare con il Website Grader di HubSpot. Dovrà seguire un’operazione di SEO Audit (noi la offriamo gratuitamente nel nostro Digital Marketing free check-up), che tra i vari aspetti esamina il codice del sito in funzione della lettura che ne farà il bot di Google.
  • Generazione del catalogo e ordinamento prodotti: assicuriamoci che il catalogo del nostro e-commerce sia sempre in ordine. Assicuriamoci di non avere duplicazioni, item ridondanti, e di aver utilizzato correttamente le tassonomie. Controlliamo che il software che si occupa di generare il catalogo (spesso è un file XML) lavori come previsto.

Quale fascia di utenti ha un tasso di abbandono maggiore e in quale fase di navigazione gli utenti lasciano il sito? La parola chiave, che spesso torna quando parliamo di insiemi di utenti, è SEGMENTAZIONE. La difficoltà della segmentazione non è nel “come si fa”, ma nel “perché”. Vi suggeriamo tre perché che potrete utilizzare da subito.

  • Segmentazione secondo categoria prodotti: creiamo dei segmenti nel nostro tool di web analytics in base ai contenuti visualizzati. Andremo a valutare il comportamento degli utenti rispetto al catalogo che offriamo. Magari scopriremo che alcuni prodotti hanno proprio l’effetto di far fuggire gli utenti. Andremo a controllare manualmente tutte le pagine anomale sotto questo punto di vista. Magari scopriremo che ci è scappato un “lorem ipsum” di troppo nella descrizione, link a immagini non funzionanti, link alla pagina “chi siamo” non funzionanti, e che questo ha fatto impaurire gli utenti circa l’affidabilità del nostro e-commerce.
  • Segmentazione secondo device: dobbiamo assicurarci che la tipologia di device non influenzi più di tanto il tasso di conversione dell’e-commerce. In caso contrario, faremo attenzione a fare degli esperimenti per capire se ci può essere un problema di visualizzazione o compatibilità.
  • Segmentazione secondo fonte del traffico: qui ci avviciniamo al campo minato dell’attribuzione, senza entrarci. Dobbiamo però essere in grado di dare un’interpretazione ai dati che illustrano il comportamento degli utenti in base al mezzo di origine del traffico. Se, per esempio, riscontriamo differenze sostanziali riguardo il comportamento degli utenti che ci trovano attraverso la ricerca organica contro quelli che ci trovano attraverso i social, beh. Dobbiamo farci delle domande, testare, verificare, e fornire le risposte.

Un Data Scientist può essere una figura fondamentale per l’interpretazione dei dati e/o per formare il personale della vostra organizzazione.

Con l’apporto di un Data Scientist sarete in grado di ottenere una panoramica completa sui comportamenti degli utenti all’interno del vostro sito e sulle loro abitudini di acquisto (non sai da dove cominciare? Puoi farlo con l’analisi RFM).

Come fare a individuare la specialista o lo specialista dei dati che fa per voi? I veri professionisti dei dati sanno esattamente formulare un piano d’azione mirato, rispetto alle richieste del settore nel quale si opera, alle caratteristiche dell’azienda e alle sue modalità di organizzazione.

Categorie
Marketing

Calcolare e utilizzare il CLV (Customer Lifetime Value) nella pratica quotidiana (e sapere quanto rischio quando investo con il calcolo del ROI)

Benvenuti al secondo appuntamento con il valore totale “vita natural durante” del cliente, CLV o Customer Lifetime Value. Nella prima puntata abbiamo fornito una definizione esaustiva, e introdotto alcune formule pratiche per il calcolo del CAC (costo di acquisizione del cliente) e per un calcolo euristico del CLV. Ci eravamo lasciati con la promessa di aggiungere altre indicazioni pratiche. Consiglio di leggere la parte introduttiva della prima puntata per le basi teoriche e le considerazioni sul calcolo del CAC (Costo di acquisizione del cliente), mentre i più pratici potranno proseguire la lettura, perchè è proprio da qui che ripartiremo.

Potete leggere un riassunto operativo qui di seguito, oppure saltare direttamente alla sezione dedicata ai metodi e alle formule per il calcolo del ROI. 

Una stima semplice del CLV per gli e-commerce

Rispetto alla formulazione analitica vista in precedenza e riportata in letteratura, il calcolo del CLV diventa molto più semplice quando lo suddividiamo in passaggi che possiamo spiegare e quando facciamo riferimento a un contesto ben preciso, come l’e-commerce in questo caso.

Lungo il percorso calcoleremo altre utili metriche intermedie, che fanno luce su diversi aspetti del nostro business.

Tutti i calcoli possono essere effettuati su base temporale qualsiasi, basta assicurarsi di modificare le formule in modo da riflettere il periodo di tempo con cui si sta lavorando. Nel nostro esempio faremo sempre riferimento al periodo annuale.

1. Valore medio dell’ordine (AOV, Average Order Value)

Il valore medio dell’ordine (anche denominato come AOV, Average Order Value) ci restituisce la media dell’importo di ogni nuovo ordine ricevuto. Tale metrica è molto importante perché ci aiuta a fare strategia, per decidere quale tipo di azioni di marketing dobbiamo mettere in gioco.

Nel nostro esempio:

AOV = Totale ricavi in un anno / Numero ordini in un anno

 

2. Frequenza d’acquisto (f, frequency)

La frequenza di acquisto (f) si misura conteggiando quante volte un cliente acquista dal nostro negozio in un determinato periodo di tempo. Per il nostro calcolo semplificato del CLV per l’ e-commerce, in questa guida analizzeremo tutto secondo una prospettiva annuale: consideriamo il numero di ordini nell’ultimo anno e dividiamo per il numero di clienti (conteggiati una volta sola) che hanno fatto un ordine nell’ultimo anno, per ottenere il numero medio di acquisti per cliente calcolato su base annuale.

Questa metrica è fondamentale perché ci permette di valutare la fidelizzazione: ci informa sulla frequenza con cui i clienti tornano a fare acquisti sul nostro sito.  Aumentare la frequenza di acquisto è una strategia per la crescita del fatturato che spesso può essere implementata attraverso tattiche semplici ed efficaci, che permettono di ottimizzare la spesa totale di marketing. In altre parole, quando aumentiamo la frequenza di acquisto, stiamo aumentando il ritorno sull’investimento delle attività implementate per acquisire nuovi clienti.

Nel nostro esempio:

f = numero di ordini in un anno / numero dei clienti in un anno

 

3. Valore del cliente (CV, Customer Value)

Prima di calcolare il valore lifetime di un cliente, dobbiamo conoscere il valore di un cliente.
Si ottiene facilmente, moltiplicando l’AOV di un cliente con la sua frequenza di acquisto. Il risultato corrisponde al valore di un cliente durante il periodo di tempo usato per calcolare il valore medio dell’ordine (AOV) e la frequenza di acquisto (f), che nel nostro esempio, ricordiamo, è pari a un anno.

CV = AOV * f

 

4. Durata media del rapporto di clientela (t, time)

Questo valore può essere il più difficile da calcolare con precisione, e corrisponde al tempo per cui un cliente resta tale. Spesso, per affinità con i termini life/lifetime e il contesto analitico mutuato dall’analisi di sopravvivenza, viene anche tradotto con durata media della vita di un cliente.

La quantità designata (t) corrisponde alla quantità di tempo media durante cui un cliente rimane attivo, prima che cessi di acquistare e diventi “dormiente”. In termini pratici, se il tempo tra il primo e l’ultimo acquisto di un cliente è pari a 365 giorni, allora (t) = 365.

Per i contesti in cui è difficile misurare questa quantità, il celebre ricercatore A. Kaushik consiglia un periodo di tempo che vari da 1 a 3 anni. Per gli store che sanno di avere clienti con un periodo di attenzione limitato, un periodo più breve come 1 o 2 anni può essere appropriato. Diversamente e per esempio, chi ragiona su un discorso di marca come accade per l’abbigliamento può porre (t) = 3 anni. Sempre Kaushik ci dice che non c’è alcun problema a utilizzare quantità diverse, se abbiamo ragione di credere che il nostro (t) sia pari a 6 mesi o 5 anni per esempio.

 

La formula per il calcolo empirico del CLV nell’e-commerce

Ora che abbiamo calcolato le variabili di cui abbiamo bisogno, possiamo calcolare la versione proposta del CLV molto semplicemente.

CLV = CV x t

Moltiplicando il valore annuale dei clienti per il tempo in cui rimangono effettivamente attivi, si ottiene il valore monetario che ciascun cliente ha per l’intero ciclo di vita considerato.
Tale numero è incredibilmente prezioso per voi perché ci permette di stabilire se il costo di acquisizione derivante dall’investimento è sostenibile o meno. Quando lo calcoliamo in questo modo store-wide, stiamo considerando l’andamento dell’intero e-commerce. Il CLV così calcolato ci dà un’indicazione di tipo generale che è utile tenere monitorata, ma non è in grado di rispondere a una domanda come che ritorno sto avendo dall’investimento su Facebook? Oppure ci sono regioni/province dove la mia campagna ha funzionato di più?
È possibile dare queste risposte se segmentiamo la clientela.

Perchè calcolare il CLV (e il CAC) per ogni segmento di clienti

Sappiamo per certo che i nostri clienti non sono tutti uguali. Ripetiamo quindi l’analisi e i calcoli per segmenti di clientela, considerando in ogni passaggio solo i clienti appartenenti a quel determinato segmento.

La segmentazione è uno degli strumenti più potenti del marketing e può essere fatta in tanti modi, ognuno supportato da un ragionamento che deve essere quanto più prossimo al nostro business e ai nostri obiettivi. Un segmento di marketing corrisponde a un sottoinsieme di clienti, ed è definito in base a una o più caratteristiche da questi condivise. Senza andare oltre gli scopi di questo articolo, ecco alcuni esempi pratici:

  • Canale di acquisizione: segmentiamo i clienti in base al canale di acquisizione, e compariamo CLV e CAC per capire quale sia il canale su cui conviene di più investire
  • Località: segmentiamo i clienti in base a un criterio geografico come nazione/regione/provincia/CAP, distanza da un punto vendita o da una location in cui è stata fatta attività di campagna, digital o meno. Paragonando CLV e CAC riusciamo a capire se la provenienza dei clienti e il posto in cui vivono possono essere fattori determinanti, nelle vendite e rispetto all’efficacia dell’investimento.
  • Azioni: un tipo di segmentazione che si presta particolarmente alle possibilità offerte dagli strumenti del digital marketing. Possiamo segmentare i clienti in base al tasso di apertura delle newsletter, in base all’adesione a una promozione, in base all’acquisto di una determinata combinazione di prodotti. Per gli e-commerce, una segmentazione che si opera sicuramente è quella tra utenti registrati e utenti non registrati.

 

Ecco a cosa potrebbe corrispondere il risultato di una tale analisi, che corrediamo di una rappresentazione grafica per meglio interpretare i dati:

Market CLV CAC CLV:CAC
Italia 2500 400 6,3
Francia 6000 2900 2,1
Germania 800 250 3,2

Domanda a voi lettori: quali indicazioni strategiche potremmo trarre da questo grafico?
Ipotizzate degli obiettivi e fate le vostre considerazioni, la risposta “giusta” non è univoca!

 

Proseguiamo nei nostri ragionamenti e rendiamo il nostro strumento di analisi ancora più potente. Quanto detto finora resta valido per effettuare agili comparazioni, tuttavia possiamo andare oltre. Per farlo, dobbiamo considerare gli altri costi coinvolti, cominciando a includere nei nostri calcoli il margine che abbiamo sulle vendite.

Per le peculiarità dell’e-commerce, una riflessione sul margine è sempre doverosa: essere consapevoli della nostra struttura di costi e ricavi ci permette di delimitare lo spazio di manovra entro cui possiamo muoverci senza rischiare eccessivamente.

Come menzionato nella prima puntata, un rapporto 3:1 di CLV:CAC è considerato sostenibile. Questo cambia naturalmente in base al metodo di calcolo, al vostro business e alle strategie, ma sicuramente avere un rapporto basso o addirittura inferiore all’unità ci fa capire in fase previsionale che stiamo effettuando un investimento potenzialmente molto rischioso.

Riportiamo nuovamente la formula per vostra comodità

CLV[Predittivo] = ((f x AOV) x AGM) x t

Dove con AGM indichiamo l’Average Gross Margin o margine lordo medio, così semplicemente calcolato

AGM = (Totale Vendite – COGS, Cost of Goods Sold: Costo dei beni o servizi venduti) / Totale Vendite

 

Calcolare il ROI (in ben 2 + 4 modi diversi)

 

Dopo aver preso confidenza con definizione e metodi pratici di calcolo del CLV, passiamo al ROI, celebre sigla che sta a specificare Return On Investment o ritorno sull’investimento.
Si tratta sicuramente di una delle metriche più importanti per ogni imprenditore e che tutti conosciamo nelle due forme più semplici, e vedremo come conoscere il CLV ci permetta di calcolare un ROI molto più aderente alla realtà del nostro business.

Come per il CLV, per il CAC, e in genere per qualsiasi applicazione real world di questi calcoli, l’approccio rigoroso è quello che prevede di ragionare su numeri ed equazioni, per utilizzare la forza dei dati a nostro favore. Se non usiamo la testa, tutto si riduce a un gioco aritmetico. Come deve essere ovvio, possiamo farci guidare dalle evidenze portate dai dati, ma non saranno mai i dati a dirci esplicitamente “fai questo e non quello”.

La “formuletta” tradizionale per il calcolo del ROI di marketing si presenta così:

ROI = (entrate/uscite) – 1

La formula ha il pregio e il difetto di essere molto semplice: la sua interpretazione è immediata, ma come è evidente non tiene conto del valore lifetime del cliente.
Anzitutto, anche l’attività imprenditoriale più piccola fa diverse attività di marketing e su più canali, per cui in questo modo non riusciamo a valutare il ritorno delle singole attività.

Un altro fondamentale problema di questa formula è la fattorizzazione di tutti i costi e dei ricavi all’interno di due soli termini: entrate e uscite potrebbero davvero contenere di tutto, il che diminuisce la robustezza delle nostre misure e conseguentemente delle nostre analisi.

Un’altra semplice formula che può essere utilizzata per calcolare il ROI di marketing è la seguente:

ROI = (profitto lordo – investimento di marketing) / investimento di marketing

Ritroviamo qui i problemi della precedente formula, qual è quindi la differenza? Siamo passati da numeri grezzi a quantità specifiche, con un significato più ricco e con più informazione in gioco.

Facciamo entrare finalmente il nostro CLV in gioco, ecco una prima formula che lo utilizza per il calcolo complessivo del ROI

ROI = (CLV – investimento di marketing) / investimento di marketing

Questa è l’equazione finora più efficace. Stiamo calcolando il ROI in base al CLV, per cui stiamo calcolando il profitto generato da ogni cliente sull’intero lifetime.

Siccome però abbiamo parlato di come CLV e CAC siano legati, allora fattorizziamoli entrambi nella formula per il calcolo del ROI, che ricordiamo esprime sempre un rapporto tra spese ed entrate.

ROI = (CLV – CAC) / CAC

Per chi fosse di fretta, uno dei modi più veloci di calcolare il CAC corrisponde a CAC = Spesa totale di Marketing / numero clienti acquisiti. I più pazienti possono trovare invece un approfondimento nella prima puntata con il CLV.

Per alcuni business, è importante fattorizzare nel ROI anche il calcolo di tutte le spese. In questo caso una formula che si può utilizzare corrisponde a:

ROI = (profitto – investimento di marketing – budget di spesa generale – costi incrementali) / investimento di marketing

Questa formula, seppur molto completa, include anche costi che non sono strettamente legati all’acquisizione del cliente, per cui non è più un ROI di Marketing.

Il celebre portale Investopedia propone due metodi che possono aiutare a determinare un ROI a breve termine rispetto a una singola campagna.

ROI = (crescita del fatturato – costi di marketing) / costi di marketing

Bisogna però considerare che la maggior parte delle campagne (sopratutto quelle di content marketing) producono impatti a lungo termine. Per considerare questo fattore, Investopedia consiglia un’altra formula per il calcolo del ROI

ROI = (crescita delle vendite – costo di marketing) / costo di marketing – crescita organica media delle vendite

Anche in questo caso, tuttavia, non stiamo considerando il valore lifetime del cliente, o CLV.

HubSpot propone un calcolo secco, che dà importanza strategica massima al CLV

ROI = (CLV / spesa pubblicitaria) – 1

Questa formula si rivela particolarmente adeguata quando possiamo affermare che la robustezza della stima del nostro CLV sia sufficiente, e quando vogliamo valutare diversi canali di acquisizione. Si tratta quindi di una formula che può essere utilizzata con profitto da chi ha un CRM ben configurato e alimentato.

Una variante di questa formula prevede anche l’inserimento del numero dei clienti acquisiti oltre al CLV

ROI = (CLV x Numero clienti – Budget di Marketing) / Budget di Marketing

 


Concludendo

Per calcolare il ROI di marketing, non possiamo fare affidamento a un vestito in “taglia unica”, a una “ricetta per il successo”.

Fondamentalmente, questo articolo è un punto di partenza significativo per la gestione della vostra azienda.

È necessario calcolare il ROI e il CLV sulla base dei numeri che contano per voi, non sulla base di ciò che è importante per qualcun altro.

Abbiamo voluto riportare alcuni esempi che non prevedono l’impiego del CLV, per aiutarvi a ragionare sul significato di queste sigle. Tuttavia consigliamo sempre di utilizzare anche un calcolo di base per la stima del CLV perché vi può dare una marcia in più. Conoscere i dati del proprio business costituisce un vantaggio competitivo e un fattore essenziale per la crescita.

Chi misura le performance economiche del proprio e-commerce prende decisioni consapevoli e rende il proprio business data-driven.

Non è necessario fare calcoli folli, basta essere consapevoli del valore che un cliente ha per l’e-commerce, finché resta tale.

 

E voi, come calcolate il ROI di Marketing? E il vostro CLV? Quali metodi usate? Confrontiamoci, scriveteci un e-mail, oppure parliamone nei commenti qui sotto.

 

Nelle prossime puntate

Nelle prossime puntate vi metteremo in condizione di sperimentare con tool avanzati come R, e ci sporcheremo le mani con Python. Attingeremo a piene mani dall’eccellente risorsa http://srepho.github.io/CLV/CLV a cui i più impazienti potranno già guardare.

Vedremo come calcolare il CLV con metodi denominati o basati su:

  • Naive
  • Recency Frequency Monetary (RFM)
  • Catene di Markov
  • Funzioni di rischio
  • Analisi di Sopravvivenza
  • Apprendimento Automatico (Machine Learning) supervisionato con i modelli Random Forest
  • Modelli euristici e Pareto
  • Approcci basati su caratteristiche distributive