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Marketing

WISH – il nuovo gigante del commercio online

Wish già nel 2017 diventa la sesta maggiore piattaforma di commercio online a livello mondiale (come emerge dall’intervista al fondatore su Forbes), con un fatturato atteso di 2 miliardi di dollari a fine 2018. (fonte Business Insider)

Fondato nel 2010 da Peter Szulczewski e Danny Zhang, ex programmatori di Google e Yahoo, è nato come uno strumento online per visualizzare – in tempo reale – prodotti simili a quelli cercati da un utente sul web, in vendita su altri siti. Un modello di business innovativo, basato sul pay-per-click, che ha gettato le basi per una piattaforma utilizzata da circa 500 milioni di utenti.

L’idea dei due fondatori era di creare un concorrente di Google Ads, basato su innovative tecniche data-driven, implementate con tecniche di Machine Learning.

Nel 2013 i due fondatori di Wish hanno trasformato il loro business (allora denominato Context Logic) in un e-commerce globale basato su prodotti scontati a piccoli prezzi, visualizzati nel proprio feed in puro stile Pinterest e collegati tra loro tramite un raffinato algoritmo che analizza le preferenze dell’utente.

Uno sguardo più attento: ecco come funziona Wish

Wish - schermata di ricerca

Ad una prima rapida occhiata Wish si presenta con un’interfaccia semplice, immediata e che punta con forza sugli acquisti di impulso. Non sono presenti menu di spunta per raffinare la selezione dei risultati di ricerca, né sono visibili i nomi dei prodotti o dei venditori. Gli elementi predominanti sono le immagini, la percentuale di sconto e il prezzo attuale, messo in evidenza accanto al prezzo iniziale.

Digitando nel campo di ricerca manuale “frullatore”, l’algoritmo restituisce risultati estremamente diversi: mixer audio, microfoni, frullatori, impastatrici e scola insalata. Una variabilità dovuta in parte dalla traduzione automatica dei nomi dei prodotti, e in parte dal fatto che l’account dal quale è stata effettuata la ricerca ha un solo giorno di vita e l’algoritmo di Wish non è ancora in grado di definire un feed aderente alle preferenze dell’utente.

Wish punta ad essere visto come un enorme centro commerciale online dove gli utenti possono svagarsi e cercare le novità e le ultime offerte. Alla base del successo di questa piattaforma ci sono alcuni fattori determinanti:

  • prezzi molto bassi
  • sistema di ricompense per visite al sito frequenti
  • giochi a tempo e possibilità di ottenere ulteriori sconti (la famosa gamification)
  • facilità di navigazione tra categorie di prodotti diversi
  • shopping experience personalizzata grazie all’algoritmo
  • banner che portano all’acquisto di impulso
  • possibilità di acquistare assieme ad altri acquirenti per abbassare il costo del venditore

Business Model: come guadagna Wish?

In pochi anni Peter Szulczewski e Danny Zhang hanno costruito una piattaforma di grande successo, che mette direttamente in contatto costruttori – soprattutto dell’area cinese – con consumatori in tutto il mondo, permettendo loro di acquistare quasi al prezzo di produzione.

Da ogni transazione Wish ricava il 15% del prezzo di vendita, lasciando le spese di consegna a carico dell’utente finale. Una volta effettuato un acquisto su Wish, l’utente deve però attendere la consegna dei prodotti tra le 4 e le 12 settimane; tempistica che sembra non scoraggiare l’utente medio della piattaforma, che acquista circa 16 volte all’anno.

Un altro aspetto interessante della startup californiana è sicuramente la distanza di responsabilità che si prende nei confronti di compratori e utenti finali. Wish infatti dichiara di non essere coinvolto direttamente nelle transazioni e che, di conseguenza, non ha controllo su qualità, sicurezza, moralità o legalità dei prodotti venduti, né può garantire che i prodotti ordinati siano uguali a quelli visualizzati.

Alla ricerca di una fascia di mercato dimenticata

Wish è senza dubbio molto lontana da Amazon, sia per obiettivi che per qualità del customer service e after-market. Tuttavia i fondatori della startup californiana hanno intercettato molto bene una fascia di mercato ancora non servita dai colossi dell’e-commerce loro competitor. La fascia di mercato a cui si rivolge Wish è composta da utenti che prediligono beni non brandizzati al miglior prezzo possibile e che non danno priorità a una consegna veloce o a packaging accattivanti.

Questo business model ha fruttato a Wish una valutazione di circa 8,5 miliardi di dollari, ancora briciole se comparate a quella di Amazon, in corsa per essere tra le prime aziende con un valore di mercato di 1 trilione di dollari (mille milioni), ma che spaventa i competitor per sua la rapidissima ascesa.

Alcune considerazioni su Wish

Sono passati solo 5 anni dalla reale fondazione di Wish e l’app per mobile è nella TOP 5 delle shopping app in quasi 50 Paesi al mondo. Il fulmineo successo della piattaforma non è stato fermato dalla proposta di Jeff Bezos, CEO di Amazon, che ha offerto $10 miliardi per il suo rilevamento.

La quantità di prodotti diversi che si possono acquistare sull’app è davvero incredibile, come incredibile è la spesa di Wish in pubblicità online. Solo nel 2017 Wish ha speso circa $500 milioni in Facebook Ads, diventando uno dei suoi principali clienti.

Wish ha scelto un approccio totalmente diverso rispetto ai suoi competitor, intercettando un mercato dall’ignorato potenziale e guadagnando quote di mercato tramite la tecnologia, imparando il più possibile dai suoi clienti grazie all’intelligenza artificiale e ai suoi algoritmi, e focalizzando la propria offerta sulla discriminante del prezzo. Grazie ad alcuni, importanti, investimenti il CEO Szulczewski ha annunciato che saranno costruite alcune aree di stoccaggio in giro per il mondo, utili a raggiungere più velocemente alcuni mercati in forte espansione, come per esempio l’Europa.

Quello di Wish è un caso che insegna molto: un’azienda completamente data-driven e che procede con forza in una direzione inesplorata. Sicuramente siamo solo agli inizi di una grande competizione tra Amazon, Alibaba, Ebay e Wish.

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BIG News

Social Media Strategies 2018… arriviamo!

Siamo davvero emozionati: anche quest’anno parteciperemo come relatori al Social Media Strategies di Rimini. Ci vediamo mercoledì 7 novembre dalle 10.20 alle 11.00 in sala social advertising.

 

Qual è il tema del giorno? Il temutissimo budget! Perché per noi che lavoriamo nel digital marketing non è mai abbastanza, mentre per il cliente è sempre troppo alto? Cercheremo di trovare il giusto equilibrio zen fra i due estremi nel nostro intervento intitolato:

Come e dove investire in ADV: fai parlare i numeri e vinci la diffidenza del cliente.

Racconteremo come noi di BIG abbiamo modificato il nostro approccio col cliente in fase di discussione del budget da dedicare al digital advertising. Ti faremo vedere come abbiamo deciso di muoverci: dall’indagine preliminare del mercato, all’intervista col cliente sui suoi obiettivi fino al calcolo del budget vero e proprio. Dalle slide potrai anche ricevere il nostro regalo per l’occasione: scaricare gratuitamente il nostro “calcolatore di budget”.

Trovi qui il link al sito ufficiale dell’evento dove puoi trovare il programma completo.

La nostra social media strategist (cioè io hehe) l’anno scorso!

Speriamo di vederti là!

 

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Web Design

Programmare Senza Codice | Perché usare Bubble?

Nell’esteso panorama del fai-da-te ci sono nicchie digitali che permettono davvero di fare i miracoli. Spaziando tra CMS, foto di stock e tool di grafica, si arriva in una piccola baia soleggiata, dove regna la pace e la tranquillità. In questo angolo del web ha trovato spazio Bubble, piattaforma che serve a sviluppare web application, senza codice e senza fatica.

Bubble si presenta come un sito semplice, sin dall’inizio. Consapevoli del fatto che non esiste una seconda occasione per fare una buona prima impressione, servono solo due dati per fare sign up: email e password e si è loggati. Le potenzialità di programmazione con Bubble sono pressoché infinite e tutto all’interno della piattaforma è costruito perché risulti facile, pulito, immediato.

Muovere i primi passi

Appena effettuato il login sulla piattaforma si apre una schermata di tutorial. Una lista di 11 lezioni guidate e interattive per imparare il funzionamento di Bubble e la sua logica interna.

Lezioni interattive su Bubble
Appena effettuato il log in si apre la schermata di lezioni interattive.

Le mini lezioni guidate sono costruite in modo da poter essere svolte tutte nell’arco di qualche ora. A sostegno di queste, all’interno della piattaforma, si trovano video tutorial e una guida dettagliata di ogni possibile funzionalità da sviluppare.

Workflow, alla base della programmazione

Se è vero che non serve conoscere i linguaggi di programmazione per sviluppare delle web application con Bubble, è necessario invece comprendere e padroneggiare il significato di workflow.

Prendiamo come esempio la creazione di una funzione base come salvare degli indirizzi e mostrarli in una mappa. Nello sviluppo di questa funzione dovremo in successione:

  • creare un campo testo dove digitare l’indirizzo
  • creare un bottone per dare il via alla ricerca
  • ordinare il workflow: impostare il modello di comportamento all’interno della funzione, ossia dare una gerarchia alle azioni. Nello specifico:
    • ogni volta che viene digitato un indirizzo l’applicazione deve salvare un nuovo campo chiamato “indirizzo”.
    • cercare l’indirizzo sulla mappa
    • cancellare l’input dell’indirizzo cercato ogni volta che si effettua una nuova ricerca
  • disegnare ed editare la mappa che verrà visualizzata dall’utente utilizzatore.

 

Impostare il workflow
Impostare il workflow significa ragionare sul significato di ogni azione da svolgere all’interno della funzione.
Mappa e ricerca indirizzi, realizzata su Bubble
Realizzata senza codice, su Bubble, in 5 minuti.

Semplicità di programmazione e di utilizzo

Bubble nasce per programmare visivamente web application e landing pages in maniera immediata. Attraverso il drag-and-drop si possono includere nel proprio progetto foto, testi, mappe e input di diversa natura con un semplice clic.

Tutti i progetti si integrano con il proprio sito o applicazione tramite API, rimanendo però ospitati su Bubble. Questa soluzione garantisce sicurezza e praticità sia in fase di configurazione che in fase di installazione. Inoltre grazie a questa piattaforma è anche possibile:

  • aggiornare e modificare il proprio progetto continuamente
  • provare il progetto in modalità privata, prima di rilasciarlo pubblicamente sul proprio sito
  • gestire e salvare le diverse versioni del proprio progetto, rendendo facile e sicuro utilizzare utilizzare quella più adatta, anche se si tratta di quella meno aggiornata
  • costruire progetti altamente responsive
  • progetti con azioni real-time data
  • personalizzare visivamente l’intera interfaccia utente

Supporto allo sviluppo e risultati

Le possibilità di utilizzo di Bubble sono veramente tantissime. Con pochi semplici clic è possibile sviluppare landing pages, plug-in, widgets e intere web application visivamente, senza codice e senza precedenti esperienza di programmazione.

La piattaforma è stata creata per essere fruibile da un grande numero di utenti, con diverso grado di expertise digitale. Per questa ragione Bubble, oltre ad aver creato lezioni e video tutorial, ha reso disponibile all’interno della piattaforma una sezione community e una serie di partner digitali che fungono da Academy, per chiarire dubbi e problematiche durante lo sviluppo dei progetti. Codeless Academy è uno di questi partner, un’app disponibile su Play Store e Apple Store, grazie alla quale è possibile comprendere meglio i meccanismi di workflow e esplorare le possibilità di programmazione all’interno della piattaforma.

Chi si tratti di una piccola o grande idea, grazie a Bubble è possibile realizzare progetti efficaci, in poco tempo. Unica criticità è la lingua. L’intera piattaforma è disponibile solo in inglese, ma non temete, è invece possibile realizzare progetti responsive in qualsiasi lingua di destinazione.

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Social

Facebook: regole base per la sopravvivenza.

Facebook è come una giungla. Chi ci lavora lo sa bene. Ogni settimana aggiornamenti nuovi, bug come se piovessero e ostacoli di ogni sorta da superare a suon di sciabola. Il problema è che questa giungla è davvero molto affollata e anche noi vogliamo esserci. È una vita dura ed è proprio per questo che ti veniamo in aiuto con uno zainetto con tutto quello che ti serve per sopravvivere.

Base: scarpe buone e bussola.

via GIPHY

Partiamo. Appena entriamo nella vegetazione fitta e scura ci viene subito la paura di perderci. Per evitare di smarrirci nel percorso ecco qua tutto ciò che devi sapere. Dalle basi non si prescinde mai: ti salvano la vita!

  • Poniti la domanda: io seguirei la mia pagina? È la regola d’oro sempre, comunque, dovunque; mettiti nei panni degli altri.
  • Poche cose fatte bene sono meglio di tante fatte male. In altre parole “less is more”. C’è bisogno di aggiungere altro?
  • Non esiste l’universalmente bello, ma l’universalmente brutto sì. Pensaci la prossima volta che dovrai pubblicare qualcosa.
  • Gli hashtag usali ma non come grana grattugiato sulla pasta. Trovi qui la nostra mini guida per imparare ad usarli al top.
  • Ricorda: il sito web è la tua vera casa. Eh sì, Facebook – come tutti gli altri social del resto – non è tuo. Facebook è di Mark, e a casa di Mark valgono le regole di Mark. Invece sul sito no, il sito è l’unico spazio davvero tuo sulla rete, usalo bene, arredalo, rendilo accogliente. Ne sarai ripagato.

Attacco: machete.

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Ecco fatto. Sei entrato nella giungla, e sei partito con il piede giusto. Adesso devi imparare ad attaccare. Come aprirti un varco nell’intreccio complesso di liane, foglie giganti e piante mai viste prima? Affila le tue armi e diventa Tarzan.

  • Sii interessante. Questo forse avrei dovuto metterlo nelle basi. Senza contenuti interessanti, o utili in qualche modo per il tuo pubblico, non ha senso stare su Facebook né su qualunque altro social. Lo so, la creazione di buoni contenuti è la parte più difficile. Circondati di un team creativo che ci sappia fare: da soli nella giungla si resiste poco!
  • Post lunghi, post corti… fai tu, non è davvero questo ciò che conta. Non esistono trucchetti da illusionista che ti regalino tutto ciò che vuoi solo perché li hai applicati, anzi, scappa dal serpente che ti ha ipnotizzato e ti ha fatto pensare questo. Per i testi, in generale, non preoccuparti eccessivamente della lunghezza: cerca piuttosto l’esaustività e l’esattezza.
  • Pubblico: meglio piccolo e profilato. Le nicchie premiano di più. Trovati la tua e vai “verticaleee”.
  • Pensa semplice: nel 90% dei casi il tuo post sarà letto da smartphone. Sempre, sempre, sempre pensare al mobile. Tutto deve essere perfettamente funzionante e collaudato per essere leggibile, ma soprattutto comprensibile, dall’utente da cellulare. Attenzione: semplificare per il lettore significa più lavoro per te.
  • Le immagini, quadrate please. Non c’è nemmeno da commentare: che le immagini siano belle, nel giusto formato e, soprattutto, non sgranate! Amen.

Difesa: tenda, medicine e cerotti.

via GIPHY

La giungla è quasi nostra. Cosa manca? Chiaramente la capacità di difendersi. Si sa, non serve a nulla conquistare se non si riesce a mantenere ciò che si è raggiunto. Quindi difenditi! Dalle insidie esterne… e da te stesso!

  • Facebook è lavoro ma è anche una macchina mangia-tempo. Organizzati per non farti rubare ore inutilmente. Non scoraggiarti, in poco tempo puoi programmare i post di un intero mese. Basta conoscere gli strumenti giusti.
  • Niente dati sensibili sui social se non strettamente necessario. Con dati sensibili si intende argomenti politici, religiosi, legati alla sessualità ecc.
  • Ricorda: tutti possono sbagliare, la cosa importante è uscirne con stile. L’errore è come la pantera: sempre in agguato dietro l’angolo. E purtroppo è inevitabile, prima o poi capita a tutti. La cosa davvero importante è sapere come gestire l’errore. Nei casi più gravi solitamente la scelta migliore è quella di scusarsi in modo sincero.
  • Usa il buon senso. Direi che questo consiglio è un po’ il passepartout del comportamento sul web. Se hai dubbi o se il tuo istinto ti sta urlando di non fare qualcosa probabilmente ha ragione.

Ottimo lavoro, se mi hai seguito fino qui vuol dire che sei pronto per affrontare la giungla ed uscirne vittorioso. Lascia qui sotto un commento: creiamo una tribù della giungla!

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Marketing

Pagare con lo smartphone, la situazione in Italia.

L’Italia, si sa, è una nazione storicamente recidiva alla digitalizzazione, ma ultimamente si avverte una vivace fase di cambiamento nell’ambito dei pagamenti digitali via cellulare. 

A fianco dei pagamenti contactless tramite carta di credito, negli ultimi anni sono fioriti diversi metodi di pagamento con smartphone, tramite tecnologia NFC (Near Field Communication) o piattaforme esterne dedicate.  Tuttavia il contante rimane uno dei mezzi di pagamento preferiti al momento, poiché difficilmente i pagamenti digitali sono utilizzabili in modo universale e trasversale da negozianti e consumatori e ancora molti esercizi commerciali faticano a dotarsi di pos di ultima generazione.

MPP o pagamento su piattaforma esterna? Facciamo chiarezza

“Pagare con il cellulare” è un’espressione ombrello, e racchiude in sé molte accezioni. Si distinguono principalmente due macro possibilità:

  1. utilizzare il telefono come una carta di credito che scali l’importo dal conto corrente
  2. servirsi di un conto ricaricabile su una piattaforma esterna che funga da tramite per la transazione tra esercente e consumatore.

Nel primo caso si parla di MPP, ovvero di pagamento mobile di prossimità. Fanno parte di questa soluzione i servizi di Apple Pay, GooglePay, Unicredit, Vodafone, Tim, Cartasì, Postemobile e Intesa San Paolo.  In pratica il cellulare deve essere utilizzato come una carta di credito o bancomat tradizionale: l’importo della transazione viene scalato da una carta di credito, conto corrente o credito telefonico associato all’applicazione dell’utente. In questo caso si parla di pagamento di prossimità perché è essenziale che la transazione avvenga a un massimo di 5-10 cm di distanza tra smartphone e pos abilitato. La tecnologia utilizzata in questo metodo di pagamento è la NFC, Near Field Communication, una versione moderna a corto raggio del più conosciuto bluetooth.

Nel secondo caso invece rientrano app come Satispay, Tinaba e Jiffy. Per quanto riguarda questa tipologia di pagamento  è necessario che il negoziante e il consumatore finale siano iscritti alla stessa piattaforma di pagamento. Entrambe le parti devono avere il proprio conto utente sulle applicazioni e, nello specifico, il soggetto pagante deve avere un profilo utente ricaricabile sulla piattaforma dalla quale sarà poi scalato l’importo della transazione.

Punta di diamante in questa categoria è la piattaforma italiana Satispay che conta all’attivo più di 300 mila utenti, con una media di 800 nuove iscrizioni giornaliere. Il grande vantaggio di questa applicazione è che si può aderire a delle speciali iniziative chiamate cashback. Nelle giornate designate, pagare attraverso la piattaforma comporta un ritorno di disponibilità pari al 10% o 20% di quanto si è speso.  Comodo, e pure conveniente.

Qualche riflessione.

La digitalizzazione delle transazioni è sicuramente una delle maggiori sfide che si pongono davanti alle attività commerciali, ma è di certo una di quelle più facilmente conquistabili. 

Gli ultimi dati disponibili in Italia risalgono a fine 2017, e per quanto riguarda gli MPP, si registra una crescita veloce del volume delle transazioni rispetto all’anno precedente: da 10 milioni del 2016 siamo arrivati a 70 milioni nel 2017. Si tratta di un valore ancora proprio dei primi passi, ma secondo le ultime stime il volume delle transazioni potrebbe aggirarsi tra i 3 e i 6 miliardi di euro nel 2020, solo nel Belpaese.

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Social

MINIGUIDA ALL’# (parte 1 di 2)

Ideato da Chris Messina (UX Designer di Google) più di 10 anni fa, l’ # è diventato uno strumento fondamentale per muoversi sui social media.

L’enciclopedia Treccani ne dà la seguente definizione:

“hashtag s.m.inv. In alcuni motori di ricerca e, in particolare, in siti di microblogging, parola o frase (composte da più parole scritte unite), preceduta dal simbolo cancelletto (#), che serve per etichettare e rintracciare soggetti di interesse. E gli articoli […] Primo Piano). Dall’ingl. Hashtag, a sua volta composto dal s. hash (mark) (‘cancelletto’) e dal s. tag (‘etichetta’).”

 

#ACOSASERVE

  • Per stabilire un argomento di conversazione
  • Per aumentare la visibilità di un brand
  • Per avere una traccia storica
  • Per facilitare la ricerca

 

#COMESCEGLIERLO

Uno dei compiti più complessi per un brand, un personaggio pubblico o una piccola azienda è la scelta dell’hashtag che deve avvenire con accuratezza e senza troppa fretta.

I nostri 7 consigli per una buona scelta sono:

  1. Determinare quali parole chiave sono legate al brand e lo definiscono
  2. È preferibile scegliere un # breve
  3. Usufruire dei tools gratuiti o a pagamento (di seguito te ne suggeriamo alcuni)
  4. Prima di usare un # fare una ricerca sui vari social per assicurarsi che l’ # scelto sia realmente una novità o quasi
  5. Su Instagram non si possono usare più di 30 # a post, ma noi consigliamo non di raggiungere il numero massimo bensì di impiegare quelli giusti per l’immagine che vuoi postare e per il messaggio che vuoi lanciare
  6. Scegli gli # “di tendenza” pertinenti al tuo ambito, pur essendo hashtag minori e di breve durata attirano e coinvolgono una massa interessata al tuo argomento
  7. Se sei un’azienda il Branded Hashtag è indispensabile per metterti in contatto con i tuoi clienti e chiunque abbia un’opinione sul tuo marchio. Occhio però: i risultati saranno visibili solo a lungo termine

 

#TOOLS

Alcune piattaforme ci accompagnano nella scelta dell’hashtag e per conoscere quanto il nostro # viene impiegato o “trascina” altri utenti:

  • Hashtagify.me – utile per conoscere le parole correlate alla tua parola chiave, per conoscere gli influencer legati a quel determinato argomento, gli # correlati, gli stati in cui è più usato quell’hashtag.

  • Ritetag.com  – utile per conoscere la popolarità di un hashtag sui diversi social con tante statistiche fondamentali come il numero di tweet. Si può usare anche da mobile.

  • Keyhole.co – utile per monitorare Instagram e Twitter, per conoscere statistiche in tempo reale.

  • Tagboard.com – se vuoi conoscere su quali social un hashtag è più popolare.

  • all-hashtag.com  – perfetto per utenti che lavorano da smartphone e vogliono creare hashtag velocemente e facilmente. Inserendo una parola chiave, infatti, lo strumento genera automaticamente 30 hashtag “TOP”, “RANDOM” E “LIVE”. Si può conoscere la popolarità e il posizionamento di un #.

  • top-hashtags.com – per conoscere i 100 hashtag più impiegati su Instagram e cercare hashtag specifici con relativa popolarità

#COSAEVITARE

Piccolo reminder di tutto ciò che è sconsigliato fare per avere “successo” con un hashtag:

  • Non usare @ perché serve per taggare gli altri utenti e rende inattivo l’hashtag
  • Non usare punteggiatura di alcun genere perché ha la stessa funzione dello spazio, viene interrotto l’#
  • Non usare troppi hashtag pensando di raggiungere facilmente popolarità
  • Non usare hashtag inadatti ad es. #biancoenero per una foto a colori
  • Non usare hashtag vietati, alcuni # sono riconosciuti come inopportuni dai social e gli stessi non vengono segnalati e utilizzandoli per i tuoi post non raggiungerai nessuno (è possibile testare gli hashtag di Instagram su bannedhashtags.com)

#HISTORY

Per qualche mese l’idea dell’impiego dell’hashtag su Twitter rimase chiusa in un cassetto fino a quando nacque #sandiegofires, in occasione degli incendi che colpì i boschi di San Diego in California.

Nel 2009 Twitter decide che l’hashtag può essere cliccabile (indicizzabile) ed è proprio in occasione delle elezioni presidenziali in Iran che la popolarità dell’# diventa internazionale.

Da questo momento in poi anche Instagram lo introdurrà (2011) e in seguito Facebook (2013).

 

#TOP52018 su Instagram 

  1. #love
  2. #instagood
  3. #photooftheday
  4. #fashion
  5. #beautiful

(Fonte https://top-hashtags.com/instagram/)

Non a caso ho inserito la #TOP52018 su Instagram; seguirà un articolo interamente dedicato agli hashtag di questo social, ormai il più grande che li impiega, con 1 miliardo di utenti attivi al mese (fonte https://www.statista.com/statistics/253577/number-of-monthly-active-instagram-users/) che potrebbero essere interessati al tuo #brand.

Ora qualche dritta ce l’hai, prova a impiegare questi consigli per identificare il tuo hashtag ideale, usa i #tools che abbiamo provato e contattaci per dirci come è andata!

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Marketing

Perché fare Influencer Marketing

Per definizione l’influencer marketing é quella branca del marketing che sfrutta i canali digitali di una persona esterna (o più) per arrivare alla sua community e di conseguenza influenzarne le scelte d’acquisto o di opinione. Il concetto principe è quello del passaparola, ma il tramite anziché essere un conoscente prossimo è una persona che si segue su uno o più social media o su un blog.

Nel 2018  la chiave di ricerca influencer su Google ha subito un’impennata del 1000% rispetto al 2016 e probabilmente questo dato continuerà a salire.

Giusto per dare qualche cifra: nel 2017 il valore del mercato globale degli influencer valeva  $ 1,07 miliardi e le previsioni per il 2019 ipotizzano un aumento fino a $ 2,38 miliardi. Più del doppio in soli 2 anni. Un recente studio mostra inoltre come linfluencer marketing sia al momento una delle attività di marketing più efficaci assieme all’email marketing. Si stima infatti che per ogni euro speso il ritorno di investimento sia pari a € 6,50.

Chi sono gli influencer

Partiamo dalla base:

Un influencer è prima di tutto un opinion leader con un settore di influenza ben delineato. Crea e pubblica contenuti coerenti tra loro e ha uno stile riconoscibile.

Come anticipato il concetto sul quale si basa l’influencer marketing è banalmente il passaparola di informazioni. Tutti noi ci fidiamo, o diamo molta importanza alle recensioni di prodotti o servizi fatti dai nostri conoscenti. Una nuova app, un film, un ristorante… avere informazioni da qualcuno di cui ci si fida ci incuriosisce e ci stimola.

Scegliere l'influencer giusto può essere difficile...
Scegliere l’influencer giusto può essere difficile…

Come scegliere l’influencer giusto

In un mercato che si muove così velocemente, è importante però capire se e quali influencer sono efficaci per il proprio brand, al fine di valorizzare al massimo il proprio potenziale e non gettare soldi sul primo utente con molti follower.

Prendiamo ad esempio Instagram che attualmente è la piattaforma più largamente utilizzata in campo di partnership tra influencer e brand.

Avere molti follower è sicuramente la prima metrica da prendere in considerazione, ma non la sola. Un fattore determinante per stabilire la validità di un profilo è l’engagement con i propri follower – e cioè quanti like, commenti e condivisioni vengono generati sotto ogni post.

  • 10% engagement rate eccellente
  • 6-9% engagement rate buono
  • 5% engagement rate nella medi
  • sotto il 5% engagement rate da migliorare 

Ma non farti abbagliare da quell’enorme numero di seguaci. A volte scegliere profili con un numero di follower più modesto (1-900 mila) risulta essere molto più vincente che assoldare macro-influencer o celebrità.

Infatti se in termini di reach – cioè di quanti profili unici hanno visualizzato un post sponsorizzato – e di aumento della brand-awareness i macro-influencer hanno la meglio, in termini di ottimizzazione del budget e impatto sui follower i micro-influencer sono di sicuro avvantaggiati.

I micro-influencer, infatti, hanno spesso un pubblico di riferimento molto ben targettizzato. E questo fa davvero la differenza. Se scelti con cura, i giusti influencer di nicchia possono portare enormi ritorni in termine di notorietà e affidabilità all’azienda partner con costi più bassi rispetto ai colleghi più noti.

Regolamentare la prestazione

Una volta individuato l’influencer adatto per la propria azienda è necessario quindi regolamentare la prestazione.

Influencer - regolamentare la prestazione

In Italia la situazione si sta chiarendo in questi ultimi mesi e attualmente l’Antitrust ha dichiarato che ogni post sponsorizzato debba riportare l’hashtag #ad o #adv o #sponsoredpost – anche in caso di prestazione in cambio merce, senza quindi scambio di denaro, ma pagando la creatività dell’influencer attraverso beni o servizi.

E sempre consigliato firmare un contratto o una liberatoria in cui siano espressamente indicati gli estremi della collaborazione tra influencer e azienda.

Nello specifico è bene indicare:

  • data di inizio e fine prestazione
  • retribuzione
  • proprietà intellettuale della creatività
  • possibilità o divieto di lavorare con brand competitor
  • accordo di riservatezza sulle condizioni del contratto e sull’azienda partner

Alcune riflessioni

A volte, bisogna ammetterlo, non vale la pena di promuovere i prodotti – o i servizi – della propria azienda attraverso l’influencer marketing e una prima, generale valutazione può partire dal porsi qualche domanda.

I beni, o servizi, che voglio promuovere:

  • sono ad alto valore aggiunto?
  • sono indicati per i consumatori finali?
  • sono beni o servizi “del desiderio”?
  • possono essere acquistati facilmente?

Naturalmente ogni azienda si pone obiettivi diversi e ricerca una estetica e promozione, il più possibile, su misura; perciò sta a te valutare quali parametri prendere in considerazione maggiormente.

Ci sono tanti punti sui quali è necessario soffermarsi per prendere una decisione  ben ponderata. Ad esempio è bene valutare che tipo di prodotto si vuole sponsorizzare: ha poco senso fare influencer marketing su una fardellatrice semiautomatica, sui guanti monouso del fruttivendolo o sui deliziosi prodotti del fornaio sotto casa. O, ancora, è fondamentale avere ben presente il target di riferimento e le sue abitudini per scegliere il canale migliore.

Proprio per questo motivo, infine, non è detto che abbia senso investire sul “canonico” influencer di Instagram. Attraverso un attento studio del proprio target di riferimento e dei suoi interessi, si potrebbe valutare una collaborazione con un influencer di altre piattaforme, come Instagram, Twitter, Youtube, Snapchat, Blog; o puntare su un’altra strategia digitale.

La sfida è aperta!

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BIG News

Dopo Sana 2018: grazie a tutti!

Ormai lo avrete capito: il 10 settembre abbiamo partecipato a SANA 2018 come relatori. Abbiamo parlato insieme di e-commerce e di lead generation e, a ormai più di una settimana dall’evento, siamo qui per ringraziarvi.

Grazie perchè eravate davvero tanti; grazie perché avete partecipato con interesse e pieni di domande; grazie per i vostri feedback, che ci hanno dato modo di riflettere sugli argomenti proposti; grazie di essere rimasti con noi anche dopo gli interventi, per parlare e confrontarci. 

I temi dell’e-commerce e della lead generation sono belli caldi e la vostra attenzione ci ha fatto capire quanto sia necessario approfondire questo ambito. Siamo sempre disponibili per le vostre domande o per una consulenza personalizzata.

Non c’eri? Non temere.

Infine però abbiamo pensato anche a chi non ha potuto essere con noi. Per tutti voi abbiamo un regalo: le slide e i materiali dei workshop.  Potrete riceverli gratuitamente all’e-mail che ci indicherete nel form qui sotto.

 

Fateci sapere la vostra e a presto!

[contact-form-7 id=”1021″ title=”Slide SANA”]

 

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BIG News

BIG è al SANA 2018!

Siamo ormai alla 30° edizione di SANA e al nostro 4° anno come relatori. Il 10 settembre vi racconteremo di dati e di strategie, di e-commerce al top e di lead generation con il botto.

L’accesso ai worskhop è assolutamente gratuito, ma ti chiediamo di prenotare il tuo posto con un’e-mail a info@webig.net. Se invece sei un’azienda, scorri fino in fondo alla pagina: abbiamo un regalo per te.

Di sotto ti lascio i titoli e il contenuto dei nostri interventi, oltre al link dell’evento SANA.

Per scoprire tutto su SANA, salone internazionale del biologico e del naturale clicca qui.

 

Workshop

ORE 15.00

Fai volare il tuo E-Commerce con il marketing basato sui dati.  

Niente trucchi: solo strumenti e le azioni giuste per costruire il successo del tuo e-commerce e della tua attività nel breve, medio e lungo termine. Ti mostreremo come valutare sito e presenza online per capire perché gli utenti comprano o non comprano e trovare gli spazi per un miglioramento vincente; scoprirai che analizzare i dati di mercato nel modo giusto ti permette di capire le abitudini dei consumatori e quindi di agire consapevolmente. Utilizzare tutti i dati, esterni e interni all’azienda, è la chiave per fare marketing in maniera intelligente, con azioni dirette e automatizzate, per non perdere mai il contatto con i clienti e costruire una relazione di lungo periodo. Ti dimostreremo che tutto questo non è utopia ma è possibile anche per il tuo e-commerce.

ORE 16.00

Casi di successo. Social Network e web marketing: come promuovere l’azienda attraverso la pubblicità online.

Fare pubblicità su Facebook è utile? E LinkedIn a cosa serve? Come posso essere in prima posizione nelle ricerche di Google? Sulla base di casi reali ti mostreremo come l’advertising online abbia cambiato il modo di fare pubblicità. Analizzeremo i nuovi strumenti che Facebook e LinkedIn offrono per aumentare le vendite, in particolare la possibilità di raccogliere nuovi contatti. Potrai vedere come funziona la lead generation tramite il racconto di casi realmente accaduti. Ti mostreremo anche come costruire una campagna con Google in modo da non perdere i contatti che hai generato e convertirli in clienti. Tutto questo spendendo quello che serve per avere il giusto ritorno sull’investimento.

 

Un regalo per te

Sei un’azienda e vorresti partecipare all’evento? Allora sei nel posto giusto, abbiamo un invito omaggio per te. Scrivici a info@webig.net indicando il tuo nome e quello della tua azienda e provvederemo a inviarti un biglietto per l’ingresso alla fiera. Attenzione, i posti sono limitati!

Ci vediamo in sala Allegretto al 1°piano il 10 settembre!

 

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Marketing

La tua azienda è a Bologna? Ecco i nuovi voucher digitali. 10.000€ per progetti di consulenza e formazione.

E’ tempo di bandi. Archiviata la pratica voucher digitalizzazione del MISE (almeno per quanto riguarda la domanda e l’assegnazione), passiamo ad un’altra interessante opportunità: il bando Voucher Digitali I4.0 – Anno 2018 della Camera di Commercio di Bologna.  Il bando  mette a disposizione un totale di 840.000€ per contributi a fondo perduto del 50% delle spese ammissibili. L’importo massimo del voucher potrà essere di 10.000€.

Interessa tutte le imprese del territorio bolognese che siano interessate a innovazioni riguardanti le tecnologie digitali, sia per nuovi progetti che per il consolidamento di percorsi già intrapresi.

Una prima importante precisazione riguarda le attività finanziabili, perché tutti i bandi camerali prevedono contributi esclusivamente per attività di consulenza e formazione, e non per la realizzazione del progetto. La Camera di Commercio di Bologna ha inserito tra i costi finanziabili anche quelli relativi a software, licenze e canoni di servizi cloud, rigorosamente se inerenti alle consulenze e i progetti formativi erogati.

Quindi se cercate finanziamenti per realizzare un sito e-commerce questo non è il bando giusto. Invece, se siete interessati a una consulenza per sapere quale sia il miglior software CRM adatto alla vostra azienda il bando vi riguarda, perché potrete inserire nella domanda anche il finanziamento per la formazione e per le licenze del software. Noi che siamo innamorati di HubSpot (vedi il nostro articolo sui CRM) e conosciamo bene i costi di una versione Professional o Entreprise abbiamo le orecchie dritte. Un altro caso può essere quello di un’azienda che ha iniziato un percorso di digitalizzazione ma necessita di una consulenza per poter formare il proprio personale  nella gestione delle nuove tecnologie. 

Il bando rientra nel “Piano Nazionale Impresa 4.0” del Ministero dello Sviluppo Economico e del progetto “Punto Impresa Digitale” (PID) della Camera di commercio bolognese che ha il fine di promuovere la diffusione della cultura e della pratica digitale nelle micro, piccole e medie imprese.

E’ importante vedere quali sono gli scopi principali che muovono le intenzioni della Camera di Commercio, perché è bene averle chiare quando si dovrà redarre il progetto:

  1. Creare collaborazioni tra le imprese e i soggetti altamente qualificati nell’utilizzo delle tecnologhe Industria 4.0. Questo è un aspetto importante, perché gli imprenditori si sentono dire che devono digitalizzare le proprie aziende, ma spesso non conoscono nello specifico il significato e le opportunità di questo processo, oppure non sanno a chi rivolgersi per metterle in pratica.
  1. Promuovere l’utilizzo di soluzioni e tecnologie presenti nel Piano Nazionale Impresa 4.0, stimolando quelle aziende che necessitano di consulenza vista la complessità di alcuni strumenti tecnologici.

Gli ambiti tecnologici per i quali si può chiedere il voucher sono divisi in due elenchi:

Elenco 1:

  • soluzioni per la manifattura avanzata
  • manifattura additiva
  • soluzioni tecnologiche per la navigazione immersiva, interattiva e partecipativa del e nell’ambiente reale (realtà aumentata, realtà virtuale e ricostruzioni 3D)
  • simulazione
  • integrazione verticale e orizzontale
  • Industrial Internet e IoT
  • cloud
  • cybersicurezza e business continuity
  • Big Data e Analytics
  • Soluzioni tecnologiche digitali di filiera finalizzate all’ottimizzazione della gestione della supply chain e della gestione delle relazioni con i diversi attori (es. sistemi che abilitano soluzioni di Drop Shipping, di “azzeramento di magazzino” e di “just in time”)
  • Software, piattaforme e applicazioni digitali per la gestione e il coordinamento della logistica con elevate caratteristiche di integrazione delle attività di servizio (comunicazione intra-impresa, impresa-campo con integrazione telematica dei dispositivi on-field e dei dispositivi mobili, rilevazione telematica di prestazioni e guasti dei dispositivi on-field; incluse attività connesse a sistemi informativi e gestionali – ad es. ERP, MES, PLM, SCM, CRM, etc.- e progettazione ed utilizzo di tecnologie di tracciamento, ad es. RFID, barcode, etc).

 

Elenco 2:

Questo secondo elenco dipende dal primo, le voci che seguono vanno quindi prese in considerazione solo come espansione o azione successiva di un processo tecnologico presente nel primo elenco, sempre limitatamente ai servizi di consulenza:

  • sistemi di e-commerce
  • sistemi di pagamento mobile e/o via Internet e fatturazione elettronica
  • sistemi EDI, Electronic Data Interchange
  • geolocalizzazione
  • tecnologie per l’in-store customer experience
  • system integration applicata all’automazione dei processi

Se quindi siete interessati alla soluzione “sistemi di e-commerce” questa dovrà essere collegata ad un’attività dell’elenco 1, per esempio un progetto di Drop Shipping che preveda anche il commercio elettronico per la vendita finale.

La Camera di commercio ha individuato due tipologie di innovazione tecnologica, definite misure.

E’ bene studiarsele attentamente perché prevedono due percorsi distinti, una misura esclude l’altra (non è possibile presentare più di una domanda), la modalità di ammissione delle richieste avviene in modo diverso e anche le cifre messe a disposizione sono diverse:

Misura A:

Progetti indirizzati alla introduzione delle tecnologie che coinvolgano più imprese.

In questo caso deve essere una singola impresa a presentare la domanda, inserendo l’elenco di tutte le imprese coinvolte. Sono ammissibili spese:

  • per servizi di consulenza relativi a una o più tecnologie tra quelle previste dal bando;
  • attività di formazione specialistica complementare alla consulenza, sempre se inerenti alle tecnologie presenti nel progetto;
  • spese sostenute per software, licenze software, canoni di utilizzo software in cloud (sempre se inerenti al progetto e all’innovazione tecnologica per la quale si sta richiedendo il voucher).

Disponibilità: 250.000 €

Importo voucher min-max: 6.000 – 10.000 €

Modalità di ammissione: avviene per procedura valutativa a graduatoria. Al progetto verrà assegnato un punteggio e di conseguenza creata una classifica. L’assegnazione dei fondi avverrà quindi seguendo la graduatoria fino a esaurimento delle risorse assegnate. 

Il superamento dell’istruttoria amministrativa iniziale non è l’unico scoglio, successivamente sarà effettuata una valutazione di ammissibilità tecnica per valutare l’ammissione del contributo.

 

Misura B:

Riguarda le domande presentate da singole aziende per servizi di formazione e consulenza necessarie per l’introduzione delle tecnologie elencate sopra, comprensive delle eventuali spese di licenza software o abbonamenti per i servizi in cloud.

Disponibilità: 590.000 €

Importo voucher min-max: 6.000 – 10.000 €

Modalità di ammissione: è prevista una procedura a sportello valutativo secondo l’ordine cronologico di presentazione della domanda. Questo è un aspetto fondamentale, perché l’assegnazione dei fondi avvengono seguendo l’elenco fino ad esaurimento. Se siete interessati a questa misura sarà quindi importante il tempismo: prima presentate la domanda meglio è.

Come per la misura A l’ammissione “amministrativa” non basta, successivamente sarà svolta una valutazione sull’attinenza della domanda rispetto agli ambiti tecnologici richiesti dal bando.

 

Vi è andata male e non siete stati ammessi? Non disperate, perché un responso negativo non è detto che sia definitivo. Infatti il bando fa riferimento a 3 responsi:

  1. Domande ammesse e finanziabili: in questo caso potete stare tranquilli, il vostro progetto riceverà i fondi.
  2. Domande ammesse ma non finanziabili per esaurimento delle risorse a disposizione, quindi a causa di posizione bassa in graduatoria. In questo caso non bisogna darsi per sconfitti, perché se nei 90 giorni successivi si liberano delle risorse a seguito di rinunce, queste saranno riassegnate seguendo la graduatoria.
  3. Domane non ammesse per mancato superamento di una delle due istruttorie (amministrativa o tecnica). In questo caso non c’è nulla da fare, è andata male.

 

Prima di concludere, alcune importanti precisazioni:

  1. I costi di licenze non possono superare quelli della consulenza per relativo software;
  2. Le aziende che hanno già beneficiato del bando Voucher Digitali I4.0 2017 non sono considerate ammissibili;
  3. Il fornitore dei servizi deve avere sede nell’Unione Europea;
  4. Non sono ammissibili progetti formativi che prevedano l’erogazione di formazione obbligatoria per legge;
  5. La richiesta del voucher deve avvenire prima dell’avvio dell’attività di consulenza o formazione.

E un importante consiglio: preparate tutto per tempo. Compilate la documentazione con largo anticipo firmando tutto digitalmente:

    1. il modello base telematico;
    2. modulo di domanda (attenzione, per la misura A e la misura B la modulistica è diversa, qui trovate tutti i dettagli);
    3. I preventivi di spesa;
    4. l self-assessment di maturità digitale.

Non fatevi trovare impreparati, perché in questo caso le tempistiche sono fondamentali:  la presentazione delle domande deve avvenire dalle ore 9:00 del 17/9/2018 alle ore 13:00 del 3/10/2018. Il bando potrebbe essere chiuso anticipatamente per esaurimento delle risorse, inoltre per le richieste riguardanti la Misura B vale l’ordine di presentazione delle domande. Quindi questa volta il tempismo conta, preparatevi per tempo e inviate tutta la documentazione il prima possibile. Anche un ritardo di pochi giorni, causato magari da un documento non compilato correttamente, può essere fatale.

Sei pronto a presentare la tua domanda? Di che tipo di consulenza o formazione senti il bisogno?

Se vuoi fare due chiacchiere con noi sai dove trovarci.

Riferimenti:

https://www.bo.camcom.gov.it/it/promozione-interna/voucher-digitali-i40-anno-2018

Delibera Camera di Commercio

FAQ: https://www.bo.camcom.gov.it/it/promozione-interna/faq-voucher-digitali-i40-2018